Cara Franca,
scusa il ritardo nel rispondere, ho avuto qualche imprevisto.
In effetti il prof. Boggi è una persona molto diretta, non direi "brutale", solo sincero.
E' evidente che lui presenta dei dati. I dati non sono confutabili, non sono opinabili.
Sono "interpretabili".
Quindi se è vero che "esistono" le morti improvvise, se l'aspettativa di vita dei diabetici è inferiore, e di molto, rispetto alle persone sane, si tratta di "medie": quindi in quei dati sono descritti "tutti" i diabetici. Gli africani, i venezuelani, i pastori, i semi-analfabeti....
Purtroppo però in quella casistica rientrano anche quelli che adottano la tecnica dello struzzo. Quelli che pur leggendo su internet che le complicanze una volta instaurate non se ne vanno più e che non possono che peggiorare, rispondono "provo con una dieta più rigorosa" (???????????) "Cambio insulina."
Allora, se posso "comprendere" chi risponde "ho paura del trapianto", non posso comprendere, proprio non ci riesco, chi vive "senza aver paura del diabete (complicato)". Perchè è evidente che la persona sana, oppure quella con leggere complicanze iniziali, possa essere spaventata dall'ipotesi di un intervento chirurgico maggiore, che comporta poi una immunosoppressione a vita.
Ma non mi sembra "possibile" che chi sta con un piede (anche 2!) già nel baratro dica "ho paura del trapianto".
Di che ha paura? Di vivere? Perchè se fa un trapianto gli può capitare di vivere, ma se non lo fa, è certo che morirà magari cieco, magari in dialisi, probabilmente impotente... (non fraintendermi: è giusto, normale "avere paura" di subire un intervento chirurgico, ma se non c'è scelta? Se è comunque il male minore? Se è "inevitabile"?)
Le vie della mente sono infinite, ma francamente, considerando che uno dei principi basilari dell'evoluzione è lo spirito di sopravvivenza, mi risulta difficile comprendere perchè un diabetico "sfugga" a questo principio....
Grazie al cielo, credo, in questa lista non mi pare ci siano persone così malate (per lo meno non si espongono), ma in posta privata, o anche qui in passato (qualcuno lo ricorderà) abbiamo avuto pazienti "sconcertati" dalla "brutalità" dei medici che avevano solo detto la verità, cioè come stavano le cose, cosa sarebbe successo da lì a poco....
Anche qui, come sempre, la reazione è soggettiva, ma io, personalmente, esigo che il medico mi dica la verità, non quello che "mi fa piacere sentire"!
Va bene dire le cose "a modo", con gentilezza, serenità, ma se un medico vede analisi da brivido, ECG da paura, che dovrebbe dire?
"Scrivi a Babbo Natale che ti porti un nuovo sistema cardiocircolatorio??? "
Preferisco Boggi che offre una soluzione. Questa è vera speranza.
Illusione è quella di chi dice "cerchi di tenere la glicata sotto il 7".
Quando le complicanze sono arrivate, la glicata sotto il 7 non serve più. Tampona, ma non cura.
Chi dice il contrario, è in malafede (come dice il prof. Boggi)
Daniela
PS: Mio fratello nei 3 anni precedenti al trapianto mantenne la glicata a 6.5 stabile!
Fu bravissimo il suo medico (il mitico dr Davalli), fu bravissimo lui a fare sforzi sovraumani. Questo servì a non andare in dialisi. A non avere un forte sbalzo di glicata post-trapianto per non peggiorare la retinopatia, ma le complicanze non sparirono, non migliorarono.
Dopo il trapianto, sì.
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