Una HbA1c elevata aumenta il rischio di PAD Stampa
Giovedì 30 Marzo 2006 17:42

Elevati livelli di emoglobina glicosilata (HbA1c), un indicatore dello scarso controllo del glucosio, si associano ad un aumento del rischio di riduzione del flusso sanguigno negli arti inferiori, definito in termini medici come vasculopatia periferica.

I medici hanno rilevato che, su 1.894 adulti diabetici di mezza età, il rischio di ricovero in ospedale per vasculopatia periferica aumentava con l'aumentare dei terzili dei livelli di HbA1c, come il rischio di claudicazione intermittente, dovuta ad un dolore crampiforme alle gambe che si manifesta nei pazienti con vasculopatia periferica (PAD).

I risultati, piu' precisamente, indicano che i pazienti che rientravano nel secondo e nel terzo terzile dei livelli di HbA1c, avevano maggiori probabilità (rispettivamente pari al 53% e al 64%) di essere affetti da vasculopatia periferica, rispetto ai pazienti con i minori livelli di emoglobina glicosilata.

I ricercatori sottolineano che la tendenza ad un maggiore rischio di PAD in presenza di elevati livelli di HbA1c è evidente in tutte le manifestazioni della vasculopatia periferica, anche se ai pazienti non è stato diagnosticato il diabete.

"I nostri risultati indicano che uno scarso controllo della glicemia, confermato da alti livelli di HbA1c nei pazienti diabetici, si associa ad un aumento di vasculopatia periferica a prescindere da altri fattori di rischio noti", ha dichiarato la D.ssa Elizabeth Selvin della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, Baltimora, Maryland, USA.

"Questa associazione è risultata particolarmente stretta nelle manifestazioni della PAD sintomatiche più gravi, caratterizzate da claudicazione intermittente e ricovero in ospedale".

La D.ssa Selvin ha poi aggiunto che "In ultima analisi, dai nostri risultati si evince che un migliore controllo glicemico nei diabetici potrebbe contribuire sostanzialmente a ridurre il rischio di sviluppare la PAD".

 

 

 

di Dr. Will Boggs

(Reuters Health)

 

Da Diabetes Care, aprile 2006