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Le complicanze del diabete di tipo 2 PDF Stampa E-mail
Martedì 07 Novembre 2006 17:22

Il diabete, specie nelle persone in sovrappeso, è fortemente legato ad uno stato di insulino-resistenza. Questa condizione, caratterizzata da un progressivo calo dell’attività dell’insulina sui tessuti “target” dell’ormone, apre la porta all’insorgenza del diabete e ad una serie di complicanze estremamente temibili, soprattutto a carico del cuore e dei vasi sanguigni. Ecco il percorso di questi “passaggi”:

Il tessuto adiposo in eccesso nell’addome (obesità viscerale) libera nel sangue maggiori quantità di acidi grassi liberi. La stessa insulino-resistenza mantiene successivamente un circolo vizioso in cui coesistono livelli aumentati di glicemia e insulina.
Gli acidi grassi liberi si mettono in “concorrenza” con il glucosio e vengono utilizzati al suo posto dai muscoli, per cui si verifica un aumento della glicemia, cioè del glucosio nel sangue.
L’aumento del glucosio nel sangue porta ad un aumento da parte del pancreas della produzione di insulina. Essendo però l’organismo meno sensibile all’azione dell’insulina, anche in presenza di elevate quantità di insulina nel sangue, col tempo si può sviluppare il diabete.
Inoltre la presenza di tessuto adiposo viscerale in eccesso non solo porta allo sviluppo di una alterazione del metabolismo lipidico caratterizzata da aumento dei trigliceridi, diminuzione del colesterolo HDL ed aumento variabile del colesterolo LDL, ma predispone anche all’insorgenza di ipertensione arteriosa.

Le complicanze del diabete possono dunque insorgere acutamente, in seguito alle profonde alterazioni del metabolismo legate alla malattia non controllata, oppure progressivamente per il danno cronico indotto dalla patologia di base. Tutti questi rischi possono essere limitati adottando un trattamento che consenta di mantenere sotto controllo nel tempo i valori della glicemia. Come detto le complicanze interessano soprattutto i vasi sanguigni, manifestandosi sia a carico dei grandi vasi sanguigni (macroangiopatia, con incremento del rischio di infarto, ictus e lesioni vascolari agli arti) che dei piccoli vasi e dei capillari (retinopatia e nefropatia diabetica).

Macroangiopatia. Il peso sociale ed economico di queste lesioni è estremamente significativo, se si pensa che oltre la metà delle morti in persone diabetiche è legato a infarto del miocardio. In particolare nei diabetici il rischio di morte per malattie cardiovascolari è superiore da due a quattro volte rispetto al resto della popolazione di pari età ed è ulteriormente aumentato dalla presenza di altri fattori di rischio spesso coesistenti, come l’iperlipidemia e il soprappeso.
Nei diabetici inoltre cresce anche il rischio di ictus e di lesioni occlusive alle arterie periferiche, che possono portare tra l’altro all’insorgenza del cosiddetto “piede diabetico”.

Microangiopatia. Le principali complicazioni microvascolari, legate alle alterazioni del metabolismo indotte nel tempo dalla malattia, si manifestano a carico della retina e dei reni. Nel primo caso si parla di retinopatia diabetica, che può compromettere la funzione visiva tanto da rappresentare la principale causa di cecità nell’adulto. Interessa fino ad oltre il 20 per cento dei diabetici. La disfunzione renale nel diabetico, quasi sempre preceduta da segnali d’allarme come la comparsa di microalbuminuria (presenza di quantità minime ma superiori alla norma di albumina nelle urine), può condurre anche all’insufficienza renale cronica, causa principale della dialisi.

Altre complicanze.

La neuropatia diabetica, che colpisce quasi un paziente su tre, appare legata da un lato alle alterazioni del microcircolo sanguigno delle fibre nervose, dall’altro alla presenza di sostanze endogene nocive per i nervi dovute all’iperglicemia cronica. Si può manifestare sia con sintomi sensitivi che vanno da semplici formicolii a vere e proprie crisi dolorose, sia con segni motori a carico di braccia e gambe. Infine, il diabete può aumentare il rischio di infezioni sia aumentando la suscettibilità del paziente a germi e virus, sia inducendo una minor risposta immunologia dell’organismo.

 

 


tratto da Salute Europa

7 novembre 2006