Home » Diabete tipo 2 » Che cosa è il diabete tipo 2 » Un grasso ‘infiammato’ predispone alle malattie cardiovascolari e al diabete
 
Un grasso ‘infiammato’ predispone alle malattie cardiovascolari e al diabete PDF Stampa E-mail
Mercoledì 14 Settembre 2016 19:22

Nei pazienti con diabete tipo 2, un tessuto adiposo ‘mal funzionante’ porta ad accumulare grasso in sedi diverse da quelle previste come depositi di energia (il grasso sottocutaneo), come ad esempio il fegato.

Questa alterazione permette di individuare soggetti con un profilo di rischio metabolico particolarmente sfavorevole. Lo studio è stato condotto su 65 pazienti obesi o in sovrappeso affetti da diabete tipo 2; tutti sono stati sottoposti ad esami per stimare il grado di secrezione insulinica, il grado di resistenza insulinica a livello sistemico e nel tessuto adiposo (indice ADIPO-IR), quantificazione del grasso sottocutaneo e viscerale, e di quello a livello del fegato e del pancreas attraverso la risonanza magnetica.

“La forza e l’originalità di questo studio – afferma la dottoressa Ilaria Barchetta dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma – consistono nell’aver evidenziato che la presenza di infiammazione del tessuto adiposo, stimabile in maniera indiretta e assolutamente non invasiva attraverso il dosaggio dell’ insulina e degli acidi grassi nel sangue, permette di identificare condizioni particolarmente a rischio nelle persone con diabete tipo 2. Avere una disfunzione del tessuto adiposo si associa infatti alla presenza di steatosi epatica (fegato grasso), che è un fattore di rischio cardiovascolare, ad un esordio più precoce del diabete, ad un grado più marcato di insulina- resistenza e infiammazione sistemica. Oltre a rappresentare uno strumento semplice e non invasivo di stratificazione del rischio nelle persone con diabete, la disfunzione del tessuto adiposo potrebbe costituire un punto di partenza per nuovi approcci terapeutici del diabete”.

“Questi dati offrono una importante prospettiva sulla possibilità di caratterizzare clinicamente con metodiche non invasive persone con diabete tipo 2 a rischio cardiovascolare – commenta il professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – e di identificare bersagli farmacologici personalizzati. E’ molto importante che studi di rilevanza internazionale siano condotti da giovani ricercatori supportati dalla SID, l’unica società scientifica italiana nel campo del diabete che ha lanciato un programma di scouting per giovani ricercatori”.

Presentazione: Phenotypical heterogeneity linked to adipose tissue dysfunction in patients with type 2 diabetes.

Barchetta Ilaria1, Angelico Francesco1, Del Ben Maria1, Di Martino Michele1, Cimini Flavia Agata1, Bertoccini Laura1, Fraioli Antonio1, Morini Sergio2, Baroni Marco Giorgio1, Cavallo Maria Gisella1 1. ‘Sapienza’ University of Rome, Italy, 2. University Campus Bio-Medico, Rome, Italy.

 

 

da Salute Domani