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Diabete. Ecco l’identikit del paziente italiano: “È sedentario, sovrappeso e con licenza media” PDF Stampa E-mail
Mercoledì 07 Novembre 2012 04:29

In Italia vivono 2 milioni e 970 mila diabetici, il 4,9% della popolazione. La malattia preferisce i sedentari: 8 persone su 100 che non praticano nessuna attività fisica sono infatti colpite dalla patologia, contro solo l’1% degli sportivi. Anche la bilancia ha il suo ‘peso’. I grandi obesi presentano un rischio di sviluppare il diabete superiore di 60 volte rispetto a chi si mantiene in forma. Inoltre, il titolo di studio svolge un ruolo protettivo: tra i laureati la diffusione della malattia è di 5 volte inferiore, in confronto a chi ha solo la licenza media. E sono i cittadini del Sud ad essere i più colpiti: il 7,8% dei lucani e il 7,6% dei calabresi sono diabetici, contro il 2,6% degli abitanti di Bolzano, il 3,4% dei valdostani e dei veneti, il 3,6% dei lombardi. È questo l’identikit del paziente italiano, tracciato dall’Italian Barometer Report 2012, documento prodotto dall’Italian barometer diabetes observatory (Ibdo) di Villa Mondragone dell’Università di Tor Vergata e presentato oggi al Senato.

“La lotta al diabete assorbe il 9% della spesa sanitaria italiana annuale – ha spiegato Renato Lauro, presidente dell’Osservatorio e Rettore dell’ateneo romano – pesando sulle casse statali per 9,22 miliardi di euro, 2.660€ per ogni paziente. Il che significa 1,05 milioni di euro all’ora. Anche se si tratta di uno dei dati più bassi d’Europa, come confermato recentemente dalla London School of Economics – ha proseguito - rimane comunque una cifra importante. Soprattutto se consideriamo che entro il 2030 i malati aumenteranno del 23%”.

L’arma migliore per combattere la patologia, che uccide ogni anno 27.000 italiani tra i 20 e i 79 anni, rimane la prevenzione. Seguire cioè stili di vita adeguati. “Una dieta bilanciata, l’esercizio fisico e il controllo del peso riducono del 50% il rischio di essere colpiti dal disturbo – ha commentato Antonio Tomassini, presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato – in questo modo si possono ottenere grandi risultati anche dal punto di vista economico, grazie ad iniziative la cui attuazione è fattibile perché poco costosa. Soprattutto se si considerano le spese derivanti dai ricoveri per complicanze”.

L’80% delle persone affette da diabete muore infatti a causa di problematiche cardiovascolari, da due a quattro volte più frequenti in chi soffre di questo disturbo metabolico. Inoltre, sono soprattutto le conseguenze più gravi come infarto, ictus, scompenso cardiaco e morte improvvisa ad interessare con maggior frequenza i diabetici, che si vedono ‘derubati’ in media di 5 – 10 anni di vita. Diventa quindi fondamentale anche il buon controllo della patologia, da attuare subito dopo la diagnosi.

“Un trattamento precoce e intensivo dei principali fattori di rischio – ha aggiunto Agostino Consoli, coordinatore del Report 2012 e Ordinario di Endocrinologia presso l’Università di Chieti – come glicemia, ipertensione e colesterolo alto, riduce del 50% il rischio di gravi complicanze e di morte a distanza di 13 anni. Malgrado la gestione della malattia sia complicata, il modello di cura italiano è comunque particolarmente efficiente. L’assistenza diabetologica negli altri Paesi europei è infatti a carico soprattutto dei medici di famiglia. Da noi accade il contrario: è presente una rete diffusa di strutture specialistiche, in grado di fornire assistenza a oltre il 50% dei malati”.

“Il Barometer Report La pandemia del diabete e il suo impatto in Italia vuole essere un punto di riferimento sulla patologia – ha concluso Antonio Nicolucci, Coordinatore del Data Analysis Board dell’Osservatorio – illustra il valore della prevenzione e descrive la sorprendente portata economica, sociale, clinica e politica che ha il diabete in Europa e in Italia”.

 

da quotidianosanita'.it