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Il diabete è anche salato PDF Stampa E-mail
Domenica 06 Febbraio 2005 15:58

Tutti sanno che mangiare troppo salato spiana la strada all'ipertensione. Ma non molti sanno che abbondare con il sale a tavola aumenta anche il rischio di ammalarsi di diabete di tipo due. Lo dimostra uno studio dell'Università di Helsinki, presentato nel corso dell'ultimo congresso dell'European Association for the study of Diabetes.

Gli autori hanno arruolato quasi due mila fra uomini e donne con età compresa fra i 35 e i 64 anni: dopo aver valutato periodicamente i tassi di escrezione di sodio e potassio, indicatori precisi della quantità di sale apportata dalla dieta, hanno seguito i partecipanti per circa 18 anni registrando tutti i nuovi casi di diabete di tipo due.

I RISULTATI

Il risultato lascia pochi dubbi: chi era solito eccedere con il sale aveva un maggior rischio di incappare nella malattia, indipendentemente dal sesso e dalla presenza di fattori di rischio, come un peso corporeo eccessivo o l'ipertensione.

"L'eccesso di sale è indubbiamente correlato alla sindrome metabolica, la complessa condizione che comprende ipertensione, sovrappeso, insulino-resistenza, iperlipidemia e che è l'anticamera del diabete di tipo due" commenta Marco Songini, primario del Centro di diabetologia dell'Ospedale San Michele di Cagliari. "Il sale va visto come una sorta di "indicatore indiretto" di una dieta complessivamente sbagliata: chi mangia molto saporito tende a esagerare anche con calorie e i grassi".

"Nonostante il troppo sale possa facilitare la comparsa di diabete di tipo due, ciò che conta davvero nello sviluppo della malattia è un insieme assai più ampio di comportamenti e fattori di rischio: dalla dieta inadeguata alla sedentarietà, dall'abitudine al fumo al livello di lipìdi nel sangue, dal- l'ipertensione all'accumulo di grasso sull'addome" chiarisce Songini. "Il diabete di tipo due deve essere ormai considerato una patologia ampiamente multifattoriale, a cui concorrono vari elementi. Non soltanto il sale".

 

 

Da:"Corriere Salute" del 06.02.05