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Un virus intestinale scatena la celiachia PDF Stampa E-mail
Sabato 14 Ottobre 2006 10:30

Non possono mangiare pane, pasta, tutti gli alimenti contenenti cereali: frumento, farro, orzo, segale e avena. Sono i celiaci, intolleranti al glutine, 35 mila diagnosticati in Italia, ma potrebbero essere in realtà quasi 400 mila.

Oggi, secondo le statistiche, si arriva infatti alla diagnosi solo in un caso su sette. Una malattia a predisposizione genetica di cui si ignorava la causa. I ricercatori del Gaslini di Genova e dell'Università di Verona hanno presentato ieri i risultati di uno studio eccezionale: hanno individuato la causa scatenante della celiachia.

LA RICERCA — «Questa scoperta — ha detto il direttore scientifico del Gaslini, Lorenzo Moretta — apre la strada alla realizzazione di una terapia preventiva per i soggetti a rischio. Si tratta, in pratica, di arrivare a una forma di vaccinazione».
Ma le cose potrebbero cambiare anche per chi ha già sviluppato la malattia, «cioè per chi — ha continuato Moretta — è costretto a rinunciare tutta la vita a pane e pasta. Oggi l'unica strategia per questi malati è l'eliminazione totale dalla dieta degli alimenti contenenti glutine, ma abbiamo fatto il primo passo verso un cambiamento radicale». Vivere meglio, insomma, per chi è già malato. Ma soprattutto mettere a punto una difesa per chi è predisposto geneticamente, ma non ha ancora sviluppato l'intolleranza al glutine. Proprio questo è il punto.

Perché, a un certo momento, si sviluppa la malattia? La risposta l'ha data Antonio Puccetti, autore della ricerca, insieme con Giovanna Zanoni: «È un virus, il Rotavirus, che nei soggetti predisposti scatena la malattia. Abbiamo ricostruito, in due anni di lavoro, il modo in cui ciò avviene.
Siamo partiti dallo screening di 200 malati, e in tutti abbiamo trovato l'anticorpo di una proteina del Rotavirus, questa è stata la chiave di volta. In tutti gli altri soggetti, quelli che non sono celiaci, l'anticorpo non c'è».

In parole molte povere, è un mal di pancia quello che trasforma una predisposizione in una malattia senza ritorno.
Il Rotavirus che provoca un'enterite benigna molto comune, un mal di pancia appunto, viene contratto dal 90 per cento degli italiani. Ma solo in quelli che hanno i geni specifici dei celiaci il Rotavirus ha un effetto a catena che «sveglia» la malattia.

LA MALATTIA — Succede così. La persona sviluppa un anticorpo contro una proteina del Rotavirus che si chiama Vp7. Gli anticorpi riconoscono però come «nemica» anche una proteina presente nelle cellule della parete intestinale. Gli anticorpi attaccano quindi la parete intestinale, che ne risulta danneggiata: fra una cellula e l'altra si aprono delle «falle», dei canali. II glutine contenuto nei cereali si fa strada attraverso queste «falle», penetra nello spessore della parete intestinale e dà il via a quell'infiammazione cronica, molto seria, che è la celiachia.
Si può dire che il Rotavirus apre la strada alla malattia. Per questo è ipotizzabile un vaccino. Esiste già un vaccino contro il Rotavirus ma è generico, ne occorre uno specifico, perché il vaccino in uso non «neutralizza» l'insorgenza degli anticorpi responsabili dell'attacco alle pareti intestinali. Potrebbe perfino avere effetti controproducenti e sollecitare proprio la reazione che porta all'esplodere della malattia.

«Invitiamo i pediatri alla prudenza nell'uso di questo vaccino — ha detto ieri Moretta — sarebbe necessario accertare se i genitori dei bambini sono celiaci, se ci sono predisposizioni genetiche e valutare caso per caso».

I FARMACI — Adesso la parola passa nuovamente alla ricerca. La messa a punto di un vaccino richiede investimenti. Ma è probabile che le industrie farmaceutiche non si tirino indietro.

La celiachia è una malattia più diffusa di quanto non si creda, colpisce un soggetto ogni 100-150, anche se non sempre viene diagnosticata, quasi esclusivamente in Europa e nel Nord America, ovvero del mondo ricco. Sia gli asiatici che gli africani non sono predisposti geneticamente alla celiachia.
Il popolo più colpito, statisticamente, è quello finlandese.

 

 


da Corriere della Sera.it, Salute