R: gentile Sig. C. capisco bene il suo disorientamento, nulla di peggio quando i medici si contraddicono ad alta voce al letto del paziente! allora, io non ho la verità, ma le fornisco degli elementi obiettivi, a Lei la scelta successiva. E' imporante che la Sua glicemia sia 100-120 a digiuno, <140 dopo pasto e A1C <7.0%. ottenere questo risultato in presenza di sindrome metabolica non è facile. I farmaci orali sono molto potenti (come Lei ha visto), ma c'è un "consensus" fra società internazionali per lo studio del diabete: quando inizia insufficienza renale è rischioso proseguire con i 2 farmaci orali per una serie di motivi, fra i quali i più importanti sono l'ipoglicemia grave e l'acidosi lattica.
Nei casi come il suo si deve usare l'insulina (andava iniziata molto tempo fa), un prodotto naturale compatibile con patologia renale e cardiaca. Ma nel fare questo occorre: -ricordare che Lei è molto insulino-resistente (bisogno di dosi appropriate) -va associata una dieta ipocalorica ferrea per evitare l'aumento di peso -occorre una gestione appropriata della terapia con insulina basale (glargina o detemir) alla sera con 20-30-...50 o più unità per avere una buona glicemia al mattina, e analogo rapido ad ogni pasto (10, 20, 30 U o più) per avere una buona glicemia dopo pasto. la sua esperienza non buona con l'insulina è il risultato di dosi troppo basse per Lei. Non c'è limite alle Unità, si dà ciò che serve. in conclusione, questi sono i fatti, Lei scelga ciò che fare. Il mio consiglio è che Lei si affidi ad un medico esperto nell'uso dell'insulina meglio se da ricoverato. Se vuole può venire a Perugia. cari saluti D: Gentile Prof. Geremia B. Bolli, la sua sollecita risposta mi ha regalato la gioia di supporre che, tutto sommato, in Italia ci sono persone di buona volontà. GRAZIE! Continuerei a farle un'anamnesi delle mia storia clinica ma sicuramente la infastidirei. Alcune cose, però, mi sento di doverle riferire. Età: 62 anni Altezza: 176 Peso: 90 Durante il trattamento insulinico, anche a dosaggi massicci, la mia risposta era identica alla non assunzione dell'insulina. Stranamente, la mia sperimentale diminuzione dei dosaggi portava alla glicemia meno elevata (per non usare il termine “ più bassa”). La scuola di pensiero, locale, avversa nel mio caso al trattamento insulinico insiste, dopo ricovero e studio, che io continuo a produrre molta insulina ma che il problema sta nei recettori che non la “sentono” più. Parrebbe (mi dicono) che l'aumento dei dosaggi peggiori l'insensibilità dei recettori… Prima di fare la terapia insulinica la mia “glicosilata” era intorno all'eccellente valore di 6,4. Ora, la sua descrizione dei fatti e il lasciare a me “la scelta” non è che mi tranquillizzi molto. Mi chiedo: cosa sta facendo la ricerca per risolvere il problema dei recettori “addormentati”? Alla luce di queste mie ultime note lei ritiene ancora che l'unica alternativa, per me vantaggiosa, sia quella delle insuline. A giorni, rifarò gli esami di routine per vedere come stanno le cose. La ringrazio anticipatamente per il tempo che mi dedica. N. C. R: sig. C. non si preoccupi dei suoi recettori, non sono addormentati, sono normali. Lei deve fare insulina (ma l'insulina giusta) insieme a dieta e possibilmente attività fisica perchè per Lei sono controindicati i farmaci orali. deve trovare un diabetologo che La segua bene con insulina cari saluti |