C'erano 200 persone a rappresentare la maggior parte delle più importanti istituzioni di Wall Street, a bordo del Royal Princess, quando è salpato dalla marina davanti al World Financial Center a New York il 13 ottobre.
Lo yacht trasportava il numero massimo di ospiti consentito mentre si avviava verso la Statua della Libertà, il "traguardo " della campagna "Fast Track to a Cure 1999" dopo che sono state percorse 7422 miglia e sono stati attraversati 17 stati.
L'orchestra ha smesso di suonare e la gente sedeva rapita in un silenzio interrotto solo dal ronzio dei motori dello yacht, quando Deb Butterfield, direttore esecutivo dell'Insulin-Free World Foundation ha cominciato:
"Quello che non sapevate sei anni fa', quando io lavoravo con voi, qui a Wall Street, era che il mio corpo si stava spegnendo.
Un organo alla volta, prima i miei occhi, poi i miei nervi, i miei reni, il mio cuore, e voi non lo sapevate perché io vi nascondevo la mia malattia.
Ogni giorno, dietro alla mia scrivania, sotto il tavolo da pranzo, in taxi, mi iniettavo insulina, mi misuravo la glicemia cercando di controllare la quantità di glucosio presente nel mio corpo.
Voi non vi accorgevate quando, durante le riunioni, sparivate alla mia vista, mentre rivoli di sudore freddo scendevano lungo il mio collo. Vi parlavo di finanza, ma intanto pensavo, "Oh, mer…se non prendo un po' di zucchero subito vado dritta distesa sul pavimento".
Voi non vedevate gli apparecchi ortopedici alle mie gambe, che mi permettevano di camminare, perché io li nascondevo sotto lunghe gonne e dentro stivali.
Il diabete è una malattia mortale, onnipresente.
E' la malattia più costosa del nostro paese. Uccide un americano ogni tre minuti, più di AIDS e cancro al seno messi insieme. Per qualcuno, per qualche tempo, il diabete può essere controllabile, ma il diabete NON è una malattia controllabile.
Le complicanze del diabete non sono causate dalle vittime della malattia, ma dalla malattia stessa. L'insulina è una cura per il diabete, come la chemioterapia lo è per il cancro.
Alcune persone stanno benissimo con la chemioterapia, altre muoiono.
Lo stesso è l'insulina per il diabete.
E' cambiato molto per me da quando lavoravo qui, perché io sono stata fortunata ed ho ricevuto un trapianto di pancreas che ha fermato le devastazioni del diabete.
Ma il trapianto non è una cura. E' un'operazione molto rischiosa. Purtroppo, il diabete è ancora una malattia incurabile. E quello che è peggio, è che la maggior parte della società non pensa che ci sia bisogno di una cura.
Voi avete amici, colleghi, familiari che vivono con il ticchettio della bomba ad orologeria, che è il diabete. Abbiamo bisogno di una cura per la nostra generazione e una cura ancora migliore per la generazione che verrà. Ma più di tutto dobbiamo prevenire il diabete.
Ma non possiamo sacrificare un'altra generazione con promesse che non manterremo.
E' ora di curare il diabete ADESSO."
Le persone a bordo si sono alzate ed hanno applaudito mentre Deb tornava al suo posto, aiutandosi con un bastone.
"Bisogna "imbottigliare" questa passione e dividerla con il mondo - io non mi sono mai sentito così obbligato ad aiutare, come stasera," ho sentito dire da qualcuno a Deb.
Non è stato il solito discorso.
Il messaggio era crudo, vero, onesto - non quello di una celebrità che parla di qualcosa di distante, non quello di un addetto alla raccolta di fondi che parla dell'importanza della sua organizzazione - non una serie di ringraziamenti imparati a memoria.
Quella è stata la notte che ha cambiato, nella prospettiva degli ospiti, la loro idea di diabete e che li ha stimolati a finanziare la ricerca per curarlo.
Il "finale" del Fast Track to a Cure 1999 non poteva che svolgersi qui, dove si trova il più importante simbolo della libertà del paese.
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