"Ritengo estremamente importante rassicurare sul fatto che una legge sul testamento biologico non vuole introdurre in alcun modo la pratica dell'eutanasia, tutt'altro.
Sarà una legge che ribadirà il divieto sia all'eutanasia che al suicidio assistito e garantirà, invece, al paziente la possibilità di rinunciare all'accanimento terapeutico".
È quanto dichiara Ignazio Marino, primo firmatario di un ddl sul testamento biologico, commentando le dichiarazioni di Mons. Betori, Segretario Generale della CEI, riguardo la preoccupazione che tale documento possa introdurre l'eutanasia.
"Il diritto che si vuole garantire è quello di dare la possibilità ad ognuno di poter dire quali cure e trattamenti ritiene accettabili per se stesso nel caso in cui un giorno, per una grave malattia o un incidente, perdesse la capacità di intendere e di volere.
Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica - sottolinea - ribadisce questo concetto quando scrive che «l'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima.
In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente».
Durante un confronto fra le diverse religioni all'interno del Convegno internazionale sul testamento biologico che si è tenuto al Senato - ricorda - tutti, compresi gli esponenti della Chiesa Cattolica, si sono trovati concordi su un unico obiettivo: rispettare la dignità dell'individuo. Il testamento biologico, infatti, serve proprio per poter permettere ad ognuno di far rispettare le proprie volontà nel momento ultimo della vita. È per questo che una legge in materia, rispettosa di tutte le sensibilità, appare quanto mai utile".
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