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Il dibattito sull' eutanasia

 

Il dibattito in corso da diversi anni nel nostro Paese sui temi della fine della vita esige molta attenzione e rigore, per questo motivo credo che l' articolo pubblicato ieri dal Corriere, a proposito dell' interruzione delle terapie a malati terminali, necessiti di ulteriori approfondimenti e precisazioni partendo dall' aspetto più spinoso, l' eutanasia.

Il termine significa letteralmente porre fine alla vita di un paziente senza speranza di guarigione e incapace di sopportare ulteriormente la sofferenza.
Questa pratica consiste nell' iniettare un veleno, solitamente il cloruro di potassio, nelle vene del paziente che esplicitamente lo richiede. In pochi secondi si provoca l' arresto del cuore e, quindi, la morte.
Molte volte ho spiegato di essere assolutamente contrario ad ogni tipo di pratica eutanasica in quanto atto intenzionale che pone fine ad una vita e non mi è mai passato per la mente di poterla praticare.

Attualmente in Senato, nella Commissione Sanità che presiedo, stiamo lavorando sul tema del testamento biologico, un argomento che, assieme a quello della sospensione delle terapie per evitare l' accanimento terapeutico, viene spesso confuso con quello dell' eutanasia creando una pericolosa assimilazione di argomenti che vanno, invece, tenuti rigorosamente separati.
Essere contrari all' accanimento terapeutico non significa assolutamente essere favorevoli all' eutanasia.
Avendo svolto la professione di medico per oltre 25 anni, so bene che i malati che conducono un' esistenza dipendente dai macchinari, talora anche quelli in coma e senz' alcuna possibilità di recupero dell' integrità intellettiva, per essere mantenuti in condizioni vitali hanno bisogno di una tecnologia fuori dall' ordinario. Pensiamo al respiratore meccanico, alla nutrizione artificiale attraverso un tubo inserito nello stomaco, alla dialisi, ai trattamenti contro le embolie o le complicanze legate alle infezioni respiratorie e urinarie ed alle piaghe da decubito.  
La sospensione delle terapie nell' agonia terminale di un paziente porta inevitabilmente alla fine della sua esistenza, ma è cosa ben diversa dal provocare volontariamente la morte attraverso l' iniezione di un farmaco letale.
È la differenza tra uccidere e accettare la fine naturale della vita quando non c' è più nulla da fare.
Credo che ognuno debba avere il diritto di decidere quali terapie ritiene accettabili, anche nella fase finale della propria vita, e credo che se esistessero nel nostro Paese delle regole più chiare di quelle attualmente in vigore sarebbero più tutelati i pazienti ma anche i medici nello svolgimento del loro difficile compito.
Capisco che il confine tra accettare la fine naturale della vita per la sospensione delle terapie e il determinarne la cessazione con un' iniezione letale può essere considerato da alcuni sottile e impercettibile, ma si tratta invece di una differenza netta e sostanziale, dal punto di vista medico, deontologico ed etico.
Queste distinzioni non sono dettagli.

Altro principio, ancora diverso, è quello che si vuole riconoscere con una legge sul testamento biologico. In questo caso si tratta di stabilire il diritto di indicare quali terapie sospendere o non attivare se un giorno saremo incapaci di intendere e di volere.
 Il principio è stato condiviso anche nella Convenzione di Oviedo sui diritti dell' uomo e la biomedicina, ed è stata firmata nel 1997 da quasi tutti i Paesi europei, compresa l' Italia. Già da 10 anni l' Europa, dunque, ha manifestato l' esigenza di condividere linee di indirizzo comuni sui temi della bioetica e del progresso scientifico.  L' Italia, purtroppo, fatica a stabilire le regole e a colmare il ritardo rispetto a molti altri Paesi del mondo. Non saper distinguere questi temi serve solo a rendere più difficile lo stabilire le regole e dare risposte a chi le aspetta, ammalati, famiglie, medici oggi abbandonati a loro stessi senza chiari punti di riferimento giuridici.

di Ignazio Marino presidente Commissione sanità del Senato

 

da Il Corriere della Sera de il 10 giugno 2007

13 giugno 2007

 

 

 

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