L'American College of Physicians (ACP) ha pubblicato delle linee guida che cercano di determinare quali dovrebbero essere i livelli ottimali di glicoemoglobina da raggiungere nel diabete tipo 2.
Gli autori hanno valutato la qualità di varie linee guida sull'argomento, adottando il sistema AGREE (Appraisal of Guidelines, Reserarch and Evaluation in Europe).
La maggior parte delle linee guida esistenti raccomanda di arrivare a valori di emoglobina A1c attorno al 7% (alcune a valori un po' inferiori), ma in molte si consiglia di personalizzare il target sulla base delle caratteristiche del singolo paziente (rischio di complicanze vascolari, aspettativa di vita, comorbidità).
L'ACP ha sintetizzato le sue raccomandazioni come segue: l'obiettivo del controllo glicemico dovrebbe essere il più basso possibile al fine di prevenire le complicanze microvascolari, evitando però rischi di effetti avversi; per molti il valore ottimale è inferiore al 7%, ma non per tutti (anziani, pazienti fragili, oppure pazienti a rischi di gravi crisi ipoglicemiche, pazienti con poca aspettativa di vita).
In ogni caso l'ACP raccomanda ulteriori studi per valutare quale dovrebbe essere il livello desiderabile di glicoemoglobina, soprattutto nei soggetti con comorbidità.
E' essenziale inoltre, nel diabetico, oltre al controllo glicemico, trattare l'ipertensione e la dislipidemia
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