Secondo uno studio randomizzato l'automonitoraggio della glicemia non porta ad un miglior controllo glicemico nel paziente diabetico di tipo 2 non insulino-trattato.
Lo scopo di questo studio randomizzato, in aperto, è stato di determinare se l'automonitoraggio della glicemia da solo o associato ad istruzioni per l'auto-cura sia più efficace della "usual care" nel migliorare il controllo glicemico nel diabete tipo 2 non insulino-trattato.
A questo scopo sono stati reclutati 453 pazienti con diabete tipo 2 (età media 65,7 anni) con un valore medio di emoglobina glicata di 7,5%. I soggetti sono stati suddivisi in 3 gruppi: un gruppo di controllo (n=152), un gruppo randomizzato all'auto-controllo glicemico con successivo contatto con il medico curante per l'interpretazione dei risultati (n=150) e, infine, un gruppo in cui i pazienti, oltre ad auto-misurarsi la glicemia, erano stati istruiti su come interpretare i risultati (n=151).
L'end-point primario è stato il valore di HbA1c misurato a 12 mesi.
Alla fine dello studio non vi era difefrenza statisticamente significativa tra i tre gruppi per quanto riguarda l'end-point primario.
Gli autori concludono quindi che non vi sono evidenze convincenti che l'automonitoraggio della glicemia, associato o meno alla self-care, migliori il controllo glicemico rispetto alla gestione standard nei diabetici di tipo 2 non insulino-trattati e già ragionevolmente ben compensati.
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