Uno studio ha "misurato" quanto il livello delle cure prestate sia fondamentale per scongiurare le complicanze cardiovascolari della malattia. Ma le responsabilità non sono solo dei medici. Venire curati bene o meno fa la differenza per qualsiasi malato. Per i diabetici, però, ora si può dire anche "quanta" è la differenza.
Assistenza
A provare a misurarla ci ha pensato uno studio organizzato dal Consorzio Mario Negri Sud, appena presentato al XX Congresso della Società Italiana di Diabetologia a Roma. L'indagine, battezzata QuED (Qualità della cura ed Esito in Diabetologia), è stata condotto su 3031 diabetici di tipo 2, reclutati sia da medici di base sia da Servizi di diabetologia.
I ricercatori hanno assegnato alla qualità delle cure prestate a ciascun paziente un punteggio da 0 a 40, in base a determinati indicatori (monitoraggio sulla malattia e sui fattori di rischio cardiovascolare, trattamento farmacologico, miglioramento dei valori di emoglobina glicosilata, di colesterolo Ldl eccetera).
Ebbene, nel corso dello studio, della durata di 5 anni, gli osservatori hanno rilevato che problemi cardiovascolari si sono verificati nel 27,4 per cento dei pazienti con una qualità di cura bassa (inferiore ai "10 punti"), nel 15,7 per cento di quelli con assistenza intermedia (10-20 punti) e solo nel 10,4 per cento di quelli con un'assistenza buona (sopra i 20 punti).
Aggiungendo all'analisi anche informazioni come l'età, il sesso, la durata del diabete e l'abitudine o meno al fumo è risultato che la probabilità di andare incontro a malattie cardiovascolari è addirittura tre volte maggiore nei pazienti con assistenza di bassa qualità rispetto a quelli curati bene.
Anche i diabetici, però, non devono dimenticarsi di fare la loro parte.
Una camminata
Se una buona assistenza è fondamentale, anche un adeguato impegno nella qualità della vita lo è.
Come risulta chiaramente da uno studio dell'Università di Perugia presentato allo stesso congresso, dal quale risulta che una camminata di almeno 4 chilometri al giorno consente ai pazienti diabetici di tipo 2 di ridurre il rischio di cardiopatia ischemica del 32 per cento e di diminuire anche la dose giornaliera di insulina di 10 unità.
E camminare non è l'unica attività che può dare benefici.
Risultati positivi sono stati ottenuti con bicicletta da camera, ginnastica aerobica a basso impatto, nuoto e anche la danza.
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