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Diabete, pronta la cura che controlla i valori della glicemia per cinque anni

 

Puntare al cuore del meccanismo che scatena la forma piu' comune di diabete, quella di tipo 2, per riuscire a rallentare quella che gli esperti internazionali definiscono da tempo una vera e propria epidemia, che nell'arco dei prossimi 20 anni potrebbe raddoppiare i casi, facendoli passare dagli attuali 170 milioni a 360 milioni.

E' quanto risulta da piu' vasto studio che ha messo a confronto farmaci anti-diabete di tipo tradizionale, con una molecola che agisce secondo un meccanismo diverso.

I risultati dello studio Adopt, recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine, sono stati commentati ieri a Roma in una conferenza stampa.

“Entro il 2025 il diabete di tipo 2 rischia di diventare un vero problema socio-sanitario, e insieme alla malattia sono destinate ad aumentare le complicanze, soprattutto a livello cardiovascolare”, ha detto il diabetologo Domenico Cucinotta, dell'Università di Messina. La prevenzione, ha aggiunto, “è possibile correggendo lo stile di vita, ma questo obiettivo è ancora lontano”. La via obbligata è intervenire presto, ossia non appena la malattia compare, e bene”.

Oggi, infatti, la diagnosi di questa forma di diabete è tardiva (e tanto piu' difficile in quanto la malattia non dà sintomi) e soltanto il 50% dei pazienti riesce ad avere il controllo della malattia.
“E' risultato - ha continuato Cucinotta - che la monostrategia curativa con rosiglitazone è riuscita a controllare i valori della glicemia per 5 anni. Il 50% dei pazienti non ha il controllo ottimale della malattia, un milione di persone non sa ancora di essere diabetico mentre molti altri, per inerzia terapeutica, con valore cioè appena superiore alla soglia (125) non vengono curati ritardandone la cura con conseguenze anche gravi come l'infarto”. “Stiamo continuando a trattare il sintomo, ossia l'iperglicemia, ma questo è solo la punta dell'iceberg”, ha osservato Agostino Consoli, dell'Università di Chieti.
Il vero obiettivo, ha aggiunto, “è aggredire i meccanismi alla base della malattia”.

E' quanto dimostra di poter fare quindi la molecola chiamata rosiglitazone, che nello studio Adopt (condotto per circa 5 anni su oltre 4.000 pazienti in 400 centri europei) è stato confrontato con due molecole di tipo tradizionale ed ha dimostrato di riuscire a controllare la progressione della malattia per un periodo piu' lungo. La spiegazione, secondo Francesco Giorgino, dell'Università di Bari, è nel fatto che la molecola agisce sulle cellule adipose, modificandone il metabolismo e favorendo cosi' in modo indiretto la disponibilità di insulina.

 

di Maurizio Fortunato
Tratto da “Gazzetta del Sud” del 13-02-2007 .

 

 

 

 

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