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Glicemia, come tenerla sotto controllo

 

Centosettanta milioni di persone nel mondo sono diabetiche, il 90% ha un diabete di tipo 2 mal controllato in più della metà dei casi.

I dati dell'Associazione medici diabetologi dicono che il 60% di essi ha un'emoglobina glicata superiore a 7 (dovrebbe essere 6-6,5), considerato indice di un cattivo controllo metabolico, mentre il 70% ha un colesterolo LDL superiore a 100. Di fatto questo significa: fallimento della terapia e complicanze.

Ora un antidiabetico orale, il rosiglitazone della famiglia dei glitazoni, al quale da anni Glaxo SmithKline rivolge la sua attenzione con diversi importanti studi, sembrerebbe capace di arrestare queste progressive avanzate glicemiche. A dirlo i risultati della ricerca "ADOPT", condotta in 400 centri specialistici europei e del nord America su 4.360 persone con diagnosi recente di diabete di tipo 2.

Rosiglitazone confrontato ad altri due farmaci, metformina e glibenclamide, previene o ritarda in alcuni casi il deterioramento del compenso glicemico nel tempo, la cosiddetta "durability".

"Lo scopo dello studio", dice Francesco Giorgino, endocrinologo all'Università di Bari e direttore UC di endocrinologia all'ospedale Policlinico Consorziale di Bari, "era di capire se c'è un farmaco capace di mantenere il controllo della glicemia. Le conclusioni di ADOPT sono interessanti. In primo luogo, solo alcuni ipoglicemizzanti orali ma non altri, sono in grado di mantenere questo controllo a lungo, per quattro-cinque anni; rosiglitazone non provoca ipoglicemia, migliora la resistenza periferica all'insulina e mantiene stabile nel tempo la funzione della beta cellula pancreatica".

Si tratta di un vero e proprio cambiamento di rotta nel trattamento del diabete di tipo 2, dovuto alla peculiare modalità d'azione della molecola che invece di spremere la beta cellula, interviene riequilibrando il profilo metabolico del tessuto adiposo che nei diabetici si accumula attorno ai visceri addominali e produce sostanze infiammatorie e tossiche che danno il via ad una serie di azioni metaboliche e ormonali sfavorevoli.

Grazie all'azione disintossicante viene stimolata la differenziazione degli adipociti che riprendono a moltiplicarsi.

Ma perché è così difficile gestire la glicemia? Domenico Cucinotta, ordinario di medicina interna all'Università di Messina, spiega: "Bisognerebbe intervenire presto e bene corregendo precocemente le alterazioni metaboliche del diabete, invece le diagnosi sono tardive perché il diabetico è uno che sta bene e all'inizio non ha problemi".

Quella che i diabetologi chiamano "inerzia terapeutica", ossia l'abitudine di lasciare che la glicemia superi 120, poi 130, 140... mg/dl, e di abbandonare il paziente a se stesso, costa molto caro al diabetico, prima, e dopo alla spesa sanitaria, il 6,6% in Italia.

In Europa un diabetico costa circa 3 mila euro l'anno. "Oltre al farmaco giusto, i diabetici hanno bisogno di due cose", sottolinea Agostino Consoli, ordinario di endocrinologia a Chieti, "cambiare stile di vita e camminare". Una terza non sarebbe male, parlare con il proprio medico.

 

di Mariapaola Salmi
da Supplemento Salute di Repubblica.it

22 febbraio 2007

 

 

 

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