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Lotta al diabete, una nuova speranza
"Ecco la molecola che fa perdere peso"

 

COPENHAGEN - Un aumento incontrollato e vertiginoso: oggi i diabetici sono oltre 230 milioni in tutto il mondo ma il ritmo di crescita - 7 milioni di nuovi malati all'anno - è inarrestabile. Un'emergenza alla quale i medici rispondono con una serie di contromosse. Fra queste la sperimentazione su una molecola in grado di controllare il diabete con efficacia paragonabile all'insulina, ma che in più fa perdere peso: il suo nome scientifico è exenatide.

Capostipite di una nuova classe di farmaci, l'exenatide, non è ancora disponibile in Europa e in Italia arriverà probabilmente nel settembre 2007. Ma i risultati di due sperimentazioni cliniche presentati a ieri Copenhagen, promettono già che il nuovo farmaco aiuterà a rompere il binomio "diabete-obesita".

Questo in un scenario, quello fornito ieri a Copenhagen, al 42° congresso dell'Easd (European association for the study of diabetes), che spinge gli specialisti a ipotizzare una vera e propria emergenza sanitaria. "Solo fino a qualche anno fa si pensava che nel 2025 i malati potessero arrivare a 250 milioni", premette Martin Silink, presidente dell'International diabetes federation (Idf), "siamo costretti a rivedere le nostre previsioni e a parlare di catastrofe globale. Nel 2025 i malati saranno 350 milioni, l'80 per cento dei quali nei paesi in via di sviluppo". Paesi a basso reddito dove sarà difficile, così come è già capitato per l'Aids, trovare denaro e competenze per seguire i malati. Il diabete, infatti, continua Silink, "è una malattia onerosa". Del resto, nel 2007, a fronte di 3,5 milioni di morti nel mondo per cause legate al diabete, è prevista una spesa globale tra 215 e 375 miliardi di dollari per i costi della malattia e delle sue terribili complicanze.

Oggi saranno presentate al congresso le attese linee guida per trattare i pazienti diabetici e con problemi di cuore: consentiranno di ottimizzare le cure globalmente. Intanto, il problema principale è fronteggiare l'emergenza. Per questo da Copenhagen i diabetologi di tutto il mondo lanciano un appello ai governi: serve una risoluzione delle Nazioni Unite che definisca il diabete malattia sociale. Finora, però, nessun paese europeo ha firmato.

Servono le firme di almeno una ventina di stati. E l'Italia, che ha una scuola di diabetologia di affermata tradizione, oltre che tre milioni di malati (di tipo 2, alimentare), e un altro milione di non diagnosticati perché all'inizio la malattia non dà sintomi, dovrebbe fare la propria parte.

"Chiediamo al nostro ministero di appoggiare questa iniziativa - premette Riccardo Vigneri, presidente eletto di Diabete Italia, che riunisce la Societa italiana di diabetologia e l'associazione medici diabetologi - e di impegnarsi per affrontare davvero la malattia accerchiandola. Proponiamo di tassare tutti quegli alimenti ad alta densità calorica e scarso potere nutrizionale, come le bevande zuccherate, di raddoppiare le ore destinate all'attività sportiva nelle scuole, di garantire un accesso gratuito alle attività sportive, soprattutto ai ragazzi, di ridurre gli spot di alimenti destinati ai bambini, di obbligare i produttori a scrivere in etichetta non solo le calorie di un alimento ma la percentuale di grassi idrogenati trans, quelli più pericolosi. Migliorando lo stile di vita si riducono nel modo più efficace i fattori di rischio. Un bimbo obeso o sovrappeso oggi ha il 30-40 per cento di possibilità di diventare diabetico domani".

 

 

di ELVIRA NASELLI

da Repubblica.it

15 settembre 2006