Secondo uno studio pubblicato sulla rivista medica Diabetes Care di maggio, diuretici e betabloccanti, utilizzati per la cura dell'ipertensione, si associano ad un aumento del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.
"La relazione fra l'uso di diverse categorie di farmaci anti-ipertensivi e il rischio di incidenza del diabete di tipo 2 non è chiara", hanno scritto il Dr. Eric N. Taylor e colleghi, della Harvard Medical School di Boston, USA, nel loro articolo. "Da studi precedenti sono stati ottenuti risultati contrastanti".
I ricercatori di Boston hanno esaminato il problema utilizzando i dati di studi nei quali sono stati seguiti tre grandi gruppi di uomini e donne: il Nurses' Health Study (NHS) I e II, e l'Health Professionals Follow-up Study (HPFS).
Nell'analisi sono state incluse 41.193 fra le donne più anziane prese in esame dal NHS I, 14.151 donne più giovani del NHS II e 19.472 uomini dell'HPFS. Tutti i soggetti, che soffrivano di ipertensione senza essere inizialmente diabetici, sono stati seguiti rispettivamente per 8, 10 e 16 anni.
Nel follow-up sono stati registrati 3589 nuovi casi di diabete di tipo 2.
Nei i soggetti che assumevano diuretici tiazidici, rispetto a chi non assumeva farmaci di questo tipo, il rischio di sviluppare il diabete aumentava del 20% fra le donne più anziane, del 45 fra le donne più giovani e del 36% negli uomini, tenendo conto di età, peso, attività fisica e altri fattori di rischio.
Rispetto ai pazienti che non assumevano betabloccanti, per le donne più anziane che ne assumevano, il rischio di diabete risultava più alto del 32%, mentre per gli uomini lo era del 20%.
Gli autori hanno concluso che "sui pazienti che assumono questi farmaci dovrebbe essere effettuato un maggior controllo per il diabete".
Nell'articolo si legge invece che l'uso di altri tipi di farmaci anti-ipertensivi diffusi (calcioantagonisti e ACE-inibitori) non è risultato associato allo sviluppo del diabete di tipo 2.
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