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Dieta con poche proteine per prevenire il cancro e invecchiare meglio

 

Contribuisce a tenere lontane anche malattie come ictus, infarto e diabete.

L'idea di realizzare una “cucina metabolica”, una palestra e un laboratorio per studiare i meccanismi dell'invecchiamento dei tessuti, all'interno di uno dei più prestigiosi centri di ricerca del nostro paese, L'istituto superiore di sanità, desta sorpresa. Ma le evidenze scientifiche che l'introito di base dosi di proteine assunte con la dieta di ogni giorno possano far invecchiare bene e prevenire non solo malattie come ictus, infarto e diabete ma anche alcuni tumori, diventano sempre più solide.

Ad aggiungere un importante tassello agli studi su alimentazione, invecchiamento e tumori in una società che diventa sempre più anziana, è la ricerca di uno studioso italiano, Luigi Fontana dell'ISS che ha messo in evidenza come l'assunzione di basse dosi di proteine potrebbe ridurre il rischio di sviluppare alcune forme tumorali che non sono associate all'obesità, quali il cancro alla prostata e il tumore della mammella nelle donne in età pre-menopausale.

La ricerca, pubblicata sulla rivista americana Journal of Clinical Nutrition, ha preso in esame tre gruppi di individui omogenei per età e sesso: 21 vegetariani crudisti che assumevano una media giornaliera di 0,73 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo, 21 atleti specializzati nella corsa di resistenza, allenati a percorrere poco meno di 80 km alla settimana e nella cui dieta erano compresi 1,6 grammi di proteine giornaliere per chilogrammo di peso corporeo e un gruppo di persone sedentarie che assumevano una tipica dieta americana con 1,23 grammi di proteine per chilo di peso (l'apporto consigliato dall'Oms è di 0,8 grammi per chilo al giorno).

“Nel corso della nostra indagine – ha spiegato Fontana – abbiamo constatato che sia gli individui che praticavano da lungo tempo un regime alimentare caratterizzato da un basso apporto proteico nell'ambito di una dieta relativamente ipocalorica, sia gli atleti, abituati a svolgere attività fisica con regolarità e precisione, mostravano un basso contenuto di grasso corporeo e di conseguenza dei valori più bassi di insulina, di testosterone libero e di citochine pro-infiammatorie.
Ma, cosa più importante, abbiamo visto che solo i soggetti che seguivano una dieta ipoproteica avevano una riduzione dei livelli di una sostanza chiamata Insulin Growth Factor IGF-1, un importante fattore di crescita che accelera la crescita sia delle cellule normali sia di quelle mutate”.

Fontana fa rivelare come sia già nota la forte associazione tra livelli plasmatici di IGF-1 e il rischio di sviluppare cancro alla mammella in pre-menopausa, cancro alla prostata e al colon. Per questo l'ipotesi allo studio degli esperti è che un prolungato ed eccessivo consumo proteico possa aumentare il rischio di sviluppare alcune forme di cancro, e persino, accelerare i processi di invecchiamento. “La restrizione calorica del 30% ha prodotto un aumento della sopravvivenza del 30%; e si pensa che ciò possa accadere anche nell'uomo. Lo stesso si deve dimostrare per l'assunzione di proteine: ma già ci sono dati preliminari che depongono per questa ipotesi. Per l'Oms 0,8 grammi di proteine per chilo al giorno sono sufficienti per mantenere un corretto bilancio energetico; molte persone consumano il 50% di proteine in più”.

 

 

Tratto da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 9-12-2006.

gennaio 2007

 

 

 

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