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Una corsa al giorno ti porta sul Pamir

 

Con il microinfusore, Marco 35 anni, alpinista per passione è salito sul Pik Lenin, a 7134 metri, la più alta cima eurasiatica nell'altopiano del Pamir. Marco non è nuovo a queste imprese, co-fondatore e presidente di ADIQ, Alpinisti Diabetici In Quota, Marco è stato protagonista di numerose spedizioni nelle quale gruppi di esperti e semplici amanti della montagna accompagnati da medici, hanno scalato le vette più alte del globo: il Kilimangiaro per esempio o il Cho Oyu un ‘8000' himalayano. L'ascensione del Picco Lenin è stata il punto più alto (è il caso di dirlo) di una spedizione composta da 24 persone, Islet 2005 che ha attraversato per un mese l'altopiano del Pamir nella repubblica asiatica, ex sovietica, del Kirghizistan. «Queste iniziative», sottolinea Marco, «non servono tanto a far vedere che una persona con il diabete può ‘perfino scalare le più alte montagne del mondo', anche se purtroppo ogni tanto è bene ricordarlo».

L'obiettivo di ADIQ e della ANIAD, l'Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici, co-organizzatrice di Islet e di altre iniziative è piuttosto sottolineare lo stretto rapporto fra forma fisica e diabete. Non dico per fare scalate ma anche solo per muoversi oltre i 4-5 mila metri di altezza non occorre un ‘fisico bestiale', ma è necessario un ottimo allenamento; la preparazione dunque è determinante: camminare a piedi o in bicicletta anche in pianura (Marco è di Vicenza) ogni giorno e passare molti weekend tra i 3 e i 4-mila metri di quota. «Io devo il mio buon controllo glicemico all'amore per la montagna. Mi sono accorto che non sarei mai diventato un buon scalatore senza avere un buon equilibrio glicemico e a quel punto ho trovato la motivazione per affrontare le sfide di ogni giorno. Il resto è venuto da sè...». E questo vale per tutti, diabetici e non diabetici. Marco tiene a sottolineare che un terzo dei componenti di Islet 2005 è arrivato in vetta e la proprozione era pari per diabetici e non diabetici.
Il microinfusore a dire il vero non era previsto. Molti amici e compagni di scalate di Peruffo lo usano da tempo ma fino a pochi mesi prima della partenza, Marco si trovava benissimo con le sue ‘penne'.

Perché ha deciso di cambiare?
Molti amici e medici me ne avevano parlato bene. Io però resistevo. Pensavo che sarebbe stato scomodo, invasivo. Mia moglie mi ha convinto con il più saggio degli argomenti: “provalo, che ti costa?” mi ha detto. L'ho sperimentato in ‘pianura', poi negli allenamenti e infine ho deciso di tenerlo per la spedizione. Il Pamir è stata la mia ‘prima' con il microinfusore.

E come è andata?
Bene e non solo per me. I microinfusori sono usciti più duttili all'esperienza che abbiamo intrapreso in Pamir, che aveva anche una serie di scopi medico-scientifici. Chi ha usato la terapia per microinfusione ha mantenuto un controllo glicemico molto soddisfacente riducendo le oscillazioni rispetto alla terapia multi iniezione tradizionale usata nelle precedenti spedizioni. Nel mio caso ricordo di aver misurato la “glicata” prima della partenza e dopo l'arrivo. È rimasta praticamente identica. Al ritorno dalle precedenti esperienze d'alta quota l'emoglobina glicata invece è risultata di molto superiore.

Come mai? L'esercizio fisico non manca certo...
È vero, ma il problema di mantenere l'equilibrio glicemico resta. L'altitudine scatena la produzione di ormoni iperglicemizzanti: è un fenomeno alba continuo insomma. A questo bisogna aggiungere che in una spedizione di alta montagna non ti puoi portare i panini col pollo, devi per forza assumere cibi che diano il massimo nutrimento occupando il minimo spazio ed il minor peso. Questo significa alimenti ad alto tenore di zuccheri e grassi che sballano la glicemia. Per esempio in questi casi impostando un bolo a onda doppia ho potuto evitare picchi iperglicemici a distanza dal pasto che altrimenti avrei dovuto inevitabilmente subire. Infine va considerato che lo sport, qualunque esso sia, praticato a livello agonistico comporta, per l'intensità e la quantità, una ulteriore variabile rispetto all'equilibrio glicemico.

Tutto questo si aggiunge ai problemi che conoscono bene anche gli ‘alpinisti della domenica'...
Certo, in alcuni frangenti dell'attività alpinistica non puoi certo permetterti una ipoglicemia, e anche una iperglicemia può ridurre la tua efficienza psicofisica.

Il freddo non era un problema?
No, proprio perché il microinfusore sta vicino all'unica cosa calda di cui si dispone a quelle altezze: il proprio corpo. Esiste invece un problema potenziale che è la formazione di bolle all'interno del resevoir di insulina, provocato dalla differenza di pressione. La cosa migliore è quindi riempire i reservoir uno o due giorni prima di usarli, in modo che le bolle abbiano il tempo di formarsi e quindi di poterle farle uscire prima di inserire la cartuccia nello strumento. Inutile dire che il micorinfusore è più facile da usare in un contesto nel quale la temperatura dentro la tenda è facilmente di dieci, venti gradi sotto zero, trenta gradi se ti capita una notte un po' sfortunata a quote molto elevete. In queste condizioni meno pelle scopri, meglio è.

Lo stesso vale per i reflettometri, immagino?
Quando si è impegnati in uno sforzo importante è necessario misurare spesso la glicemia. Massimamente quando stai facendo una spedizione e il luogo di cura più vicino è a sei giorni di marcia. Occorre quindi un sistema estremamente pratico, leggero e affidabile. Il che a sei-settemila metri di altezza non è banale.

Mi pare che uno dei problemi sia l'ematocrito: il sangue quando sei in alta quota è particolarmente denso di globuli rossi.
Esatto. E non sono molti i reflettometri che rimangono affidabili in quelle condizioni. I componenti di Islet 2005 hanno avuto la possibilità di provare Aviva che ha mostrato grande accuratezza. Ma quello che mi preme dire è che in generale il progresso tecnologico è il protagonista nascosto di queste imprese. Con la tecnologia disponibile anche solo quindici anni fa sarebbe stato impossibile portare a termine in sicurezza imprese come questa.

 

 


da www.microinfusori.it

3 ottobre 2006

 

 

 

 
 
 
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