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ISLET 2005


International Snow Leopard Expedition Type 1

L’excursus:


ADIQ–Alpinisti Diabetici In Quota in collaborazione con A.N.I.A.D.-Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici e D.E.S.G.-Diabetes European Study Group ha ideato e realizzato il progetto medico-alpinistico ISLET 2005, con l’obiettivo di tentare i 7134 metri del Pik Lenin, situato sull’altopiano dell’Alai-Pamir, meglio conosciuto come l’altopiano dei Monti Celesti, a scavalco tra le ex repubbliche sovietiche dell’Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan, nell’Asia Centrale. Il gruppo ADIQ era reduce da precedenti esperienze di salita in alta quota: il Cho Oyu (8201 mt.), “La Dea della Pietra Turchese” in Tibet sulla catena dell’Himalaya, effettuata nel 2002 e il tentativo al Broad Peak (8047 mt.), “La Cima Larga” in dialetto baltì, sulla catena del Karakorum, in Pakistan. La genesi di questo progetto in verità ha radici ben più lontane e radicate nel recente passato se si ricordano altri due progetti antesignani dei successi odierni: il riferimento è al progetto internazionale IDEA2000 – International Diabetics Expedition on Aconcagua, che nell’estate australe del 2001 ha portato in vetta al Cerro Aconcagua (6962 mt.), sulle Ande cileno-argentine, ben nove diabetici di tipo 1 di diversa nazionalità ed infine il progetto, tutto italiano, DISK - Diabetici Italiani sul Kilimanjaro, creato dalla trascinante passione del medico diabetologo dr. Mario Zolli di Mirano, che per primo ha pensato di far condividere la medesima esperienza a diabetici insulino trattati e medici diabetologi sulla vetta d’Africa, il vulcano Kilimanjaro di 5895 mt. .

Il progetto:


ISLET è l’acronimo di International Snow Leopard Expedition Type 1, dove per Snow Leopard s’intende il premio sportivo istituito dall’ora Federazione Sovietica di Alpinismo e riconosciuto ai migliori alpinisti dell’U.R.S.S. che riuscivano nell’impresa di scalare tutti e cinque i settemila dell’Alai-Pamir (Pik Kommunism 7495 mt., Pik Pobeda 7439 mt., Pik Lenin 7134 mt., Pik Korjienevskaya 7105 mt. e Khan Tengri 7010 mt.) nell’arco dell’intera carriera, mentre Expedition Type 1 sta ad indicare i partecipanti a questo progetto: un gruppo internazionale di n. 9 alpinisti diabetici insulino trattati di tipo 1 provenienti da Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti, oltre a n. 6 medici diabetologi, n. 2 medici esperti d’alta quota dell’I.E.M.M.-Institut d' Estudis de Medicina de Muntanya dell’Università Montjuic di Barcellona ed altri n. 7 alpinisti non diabetici di supporto, compreso un cineoperatore, per un totale di 24 persone.

La scelta è caduta innanzitutto sull’alpinismo d’alta quota perché è una disciplina che richiede notevoli capacità di resistenza fisica e psichica e dove la base di preparazione è costituita da quegli sport aerobici di “endurance” quali il podismo, l’escursionismo/trekking, lo sci di fondo e lo sci alpinismo e il ciclismo, particolarmente efficaci nel miglioramento della qualità di vita del diabetico.

In secondo luogo la scelta della montagna: il Pik Lenin ha un nome importante ed è una montagna importante, anzi imponente, estesa. La quota, 7134 metri, è notevole ma non proibitiva, nel senso che offriva migliori garanzie di successo rispetto ad una montagna di ottomila metri. Priva di vere difficoltà tecniche, almeno sul versante di salita prescelto, l’incognita era costituita dalle lunghe distanze: la sola cresta finale della cima è lunga 5 chilometri di sola andata ed altrettanti di ritorno e ciò ad una quota superiore i 6000 metri e fino ai 7134 metri della vetta del Pik Lenin. Abbiamo pensato dunque che si trattasse del campo di gioco più congeniale per un’azione di “endurance” elevata compiuta da alpinisti diabetici insieme ad altri alpinisti e alpinisti medici diabetologi.

Il progetto medico scientifico:


Gli alpinisti diabetici sono stati studiati accuratamente prima, durante e dopo la spedizione.
Durante la spedizione, tenendo sotto controllo l’efficienza degli strumenti di misura, è stato monitorizzato accuratamente l’equilibrio metabolico e correlato ai diversi schemi di terapia insulinica.
Per l’auto-adattamento delle dosi di insulina è stata impiegata la tecnica del counting dei carboidrati, in funzione del regime di attività fisica giornaliero.

Sono state effettuate sedute educative adottando il metodo dell’autobiografia narrativa.

Per la prima volta nella letteratura internazionale è stato determinato il dispendio energetico alle diverse altitudini (dal livello del mare sino a 7000 mt) mediante un nuovo dispositivo portatile (Sense Wear Armband ) che 16 alpinisti (8 affetti da diabete, 7 non-diabetici) hanno utilizzato per 35 giorni.

Particolarmente interessanti sono stati i risultati:

Si confermano i dati delle spedizioni alpinistiche precedenti che suggerivano un deterioramento del controllo glicemico sopra i 5000 mt di altitudine.

Il fabbisogno insulinico, sopra i 5300 mt di quota aumenta in media del 40%, malgrado l’introduzione dei nutrienti, è ridotta a causa dell’inappetenza da altitudine.

Il dispendio energetico è gravemente compromesso dalla carenza di ossigeno. In presenza di una saturazione di ossigeno al 50% che si è registrata a 6050 mt di quota si ha un picco di dispendio energetico medio pari a 4,5 kcal/min. Gli stessi soggetti a livello del mare hanno registrato picchi di consumo calorico di 18-20 kcal/min, a 3600 mt. picchi di 14 kcal/min e a 4400 mt. picchi di 12 kcal/min. In alta quota (sopra i 6000 mt) si riesce a consumare più in discesa che durante la salita, come normalmente avviene alle quote inferiori perchè la contrazione muscolare in salita è rallentata dalla maggiore richiesta di ossigeno.

Grazie ai moderni metodi di somministrazione insulinica e di automonitoraggio glicemico è possibile per soggetti con diabete mellito di tipo 1, ben allenati ed educati, raggiungere vette difficili anche per alpinisti esperti non diabetici.

 

La cronistoria:

Il viaggio si è svolto tra il 15 luglio ed il 14 agosto 2005, prendendo come base di partenza e di riferimento per i partecipanti esteri e per quelli italiani provenienti da tutte le parti d’Italia (sud, centro e nord), l’aereoporto Malpensa di Milano.

Siamo volati fino alla capitale kirghisa, Bishkek, la deposta Frunze, per poi proseguire verso sud fino ad Osh, crocevia di religioni, etnie, costumi e culture, e da lì con i fuoristrada fino all’altopiano del Alai Pamir al cospetto della parete nord del Pik Lenin, arrivando ad Achik Task, bucolico ed ameno campo base tra prati e laghetti glaciali ad una quota di 3600 mt. .

In tre settimane si sono succeduti i tentativi di venti alpinisti del gruppo attrezzando tre campi alti: il campo base avanzato a 4400 metri sul Lenina Glacier, il campo 1 a 5400 metri ed il campo 2 a 5950 metri sul colle che separa il Pik Razdelnaya (6140 metri) dall’inizio della cresta ovest del Pik Lenin. Tre i tentativi alla cima effettuati: i tentativi del 30 luglio, del 3 e del 5 agosto hanno portato in vetta gli alpinisti diabetici David Panofsky (USA) e Doug Bursnall (UK) insieme agli alpinisti non diabetici Giampaolo Casarotto e Giuseppe Tararan. Poi il 3 agosto si è svolto il tentativo di salita e discesa con gli sci da sci alpinismo da parte degli alpinisti diabetici Vittorio Casiraghi e Mauro Sormani che hanno raggiunto la ragguardevole quota di 6700 metri, dunque molto in alto, mentre un loro compagno, il vicentino Paolo Cerin a piedi, ha raggiunto la vetta in completa solitudine. Infine il 5 agosto, l’alpinista diabetico e capo spedizione Marco Peruffo accompagnato dal compagno Paolo Seraglio e dal cineoperatore Lino Guazzo sono giunti tutti insieme in vetta con un tempo ideale, in assenza di vento e quindi con temperature non troppo rigide.

I medici diabetologi hanno compiuto la loro ascesa condividendo ogni momento saliente, sperimentando e soffrendo insieme a tutti gli altri alpinisti e capaci di performance di ottimo livello: il prof. Aldo Maldonato dell’Università La Sapienza di Roma ha raggiunto e superato il penultimo risalto della cresta ovest fermandosi a 6800 metri, mentre il prof. Pier Paolo De Feo dell’Università di Perugia, neofita dell’alta quota, ha raggiunto la ragguardevole altezza di 6400 metri.
Il dr. Mario Zolli in compagnia dell’alpinista diabetica Ilaria Carpen, forse nel più significativo e fondante esempio di mutua solidarietà e condivisione tra medico e paziente (in un’assoluta fuoriuscita dai tradizionali ruoli medico-paziente), nella giornata del 5 agosto sono saliti in vetta alla cima satellite del Pik Lenin, il Pik Razdelnaya di 6140 metri, esperienza unica e rara nel suo genere.

L’esperienza:


Si sono rilevati molti elementi di novità: diabetici e medici diabetologi hanno condiviso, per la prima volta, un progetto così intenso, forte e carico di significati perché si voleva segnare un cambiamento nella percezione del diabete non solo da parte del soggetto che ne è affetto ma anche e soprattutto da parte del medico, riuscendo inoltre ad allargare la partecipazione a livello internazionale.

E’ stato un viaggio all’insegna della diversità: di condizione fisica, di nazionalità, di capacità alpinistiche in quanto il gruppo era assai eterogeneo con alpinisti esperti e neofiti o quasi. Si è altresì caratterizzata per la varietà delle competenze: tutti, nessuno escluso, sono stati per un certo lasso di tempo discenti e docenti allo stesso tempo, trainanti e trainati con gli altri e dagli altri. La diversità ha significato anche discordanze di opinioni, differenti sensibilità e diverso grado di coinvolgimento, ma senza nulla togliere all’originarietà delle emozioni provate insieme.

Le cifre e i dati da soli non rendono giustizia ad un viaggio nel viaggio dove la montagna ha rappresentato un bel pretesto per intraprendere un percorso comune ed intrecciare motivazioni, esperienze ed aspirazioni, consci che la salita del Pik Lenin avrebbe assunto un significato non soltanto per noi stessi e con l’intento di vivere una storia da raccontare poi al nostro rientro a qualcuno dei moltissimi diabetici in Italia e nel mondo che hanno bisogno di stimoli, esperienze positive e leggere, dove si parla di diabete in modo nuovo, positivo, se possibile.


Da qui è nata l’idea di realizzare un filmato di, e sul viaggio, sommando tutti questi diversi modi di essere e di vivere la montagna per affrontare le variabili legate al diabete in alta quota, un film sulla gestione del diabete, in un contesto incredibilmente affascinante e particolare, quale quello della montagna appunto.

I partecipanti:


A questo progetto hanno partecipato: gli alpinisti diabetici Doug Bursnall (UK), Ilaria Carpen (CAI Torino), Vittorio Casiraghi (CAAI Monza), David Panofsky (USA), Marco Peruffo (CAI Vicenza), Lisa Seaman (USA), Mauro Sormani (CAI Lecco), Mattia Tanza (CAI Clusone) e Nikki Wallis (Galles); i medici diabetologi: dr. Gerardo Corigliano di Napoli, il prof. Pierpaolo De Feo dell’Università di Perugia, il prof. Maurizio Di Mauro del centro dell’Università di Catania, prof. Aldo Maldonato dell’Università La Sapienza di Roma, dr. Gianfranco Poccia dell’Aquila e dr. Mario Zolli di Mirano.

I medici dell’Institut d'Estudis de Medicina de Muntanya dell’Università Montjuic di Barcellona Jordi Admetlla e Antoni Ricart De Mesones; gli alpinisti non diabetici: Antonio Canton (CAI Mirano), Giampaolo Casarotto (CAI Vicenza), Paolo Cerin (CAI Vicenza), Paolo Seraglio (CAI Montecchio), Giannermete Romani (CAI Perugia), Giuseppe Tararan (CAAI Cittadella)

L' album fotografico

Sponsor e Patrocini:

 

Questo progetto è stato realizzato grazie al sostegno e al contributo
- degli Enti ed Istituzioni: Diabete Italia, Desg-Diabetes European Study Group e CAI-Club Alpino Italiano.

- delle aziende farmaceutiche: NovoNordisk, Lilly, Roche, Benecton Dikison, Sanofi Aventis;

- delle aziende e ditte tecniche: Zero8000, Montura, Mountain Hard Wear ed Ercole Sport e della Banca Nazionale del Lavoro;

 


7 aprile 2006

 

Di Marco Peruffo
alpinista diabetico e capo spedizione
del progetto ISLET 2005
e
prof. Pier Paolo De Feo
prof. Associato di Endocrinologia
Università di Perugia - DIMI - IMISEM