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Positivi primi test sull'uomo per la pillola anticeliachia

 

"I primi test sull' uomo della pillola anti-celiachia sono estremamente promettenti". La buona notizia arriva dal Maryland, negli Stati Uniti, e a riferire dei primi risultati positivi della sperimentazione è il capoprogetto, Alessio Fasano, un ricercatore napoletano "emigrato" tredici anni fa oltre l' Atlantico. Fasano ne ha parlato oggi a Torino, al congresso piemontese dell' Associazione italiana celiachia (Aic). Nel mese scorso la pillola è stata sperimentata su ventuno celiaci americani e a luglio verrà eseguito un altro test, più esteso.

"Se tutto funzionerà nel modo corretto - confessa Fasano, che dirige il Mucosal biology research centre dell' Università del Maryland, sull' East Coast - potremmo terminare i trials tra un anno, dopo aver esteso la sperimentazione finale a decine di migliaia di pazienti, anche in Italia".
A ridare speranza alle persone affette da celiachia ("la malattia genetica umana più diffusa perché colpisce l'1 per cento della popolazione", precisa Fasano) è una proteina, la zonulina, che permette di bloccare l' aumento della permeabilità dell' intestino indotta dal glutine. La sperimentazione condotta nei laboratori americani era iniziata su topi diabetici (non esiste un modello animale di celiachia e il diabete è una malattia genetica molto simile).

Poi, a settembre dell' anno scorso, sono iniziati i test sull' uomo, prima su soggetti sani (che sono serviti a escludere la tossicità della pillola), poi su quelli malati. Nei volontari con celiachia ai quali a loro insaputa sono state somministrate pillole associate a una dieta con glutine non si sono riscontrati i classici sintomi (in primo luogo, la diarrea) con cui la malattia si manifesta. La celiachia è una malattia auto-immunitaria. Si compone di una predisposizione genetica (sono già stati individuati due geni responsabili, il Dq2 e il Dq8) e di un' inefficienza del sistema immunitario, che si traducono in un vero e proprio attacco all' intestino, incapace di attivare la sua funzione di filtro. "L' intestino del celiaco - spiega Fasano - non fa più da barriera a tutto ciò che è tossico".

In futuro, se i test continueranno a dare risultati positivi, potrebbe essere prodotta e commercializzata una pillola da ingerire dieci minuti prima dei pasti. "Ciò che è più importante è la qualità della vita - puntualizza il ricercatore napoletano - Per qualcuno non è un problema alimentarsi con i cibi deglutinati, per qualcun altro invece è un dramma, soprattutto negli adolescenti. La pillola è rivolta proprio a chi vuole avere la libertà di mangiare quello che crede, anche una pizza con gli amici".

La pillola anti-celiachia, dunque, non è una cura né un vaccino, ma una soluzione per vivere meglio. E per i malati (mezzo milione solo in Italia, di cui solo 60 mila diagnosticati) non è cosa da poco.

 

25 marzo 2006


(ANSA)

http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/200603251653235993/200603251653235993.html