L’apprendimento e la modifica dei comportamenti si basano e
dipendono dal bagaglio di conoscenze e idee che la persona
già possiede: nell’educazione terapeutica la conoscenza di tali
rappresentazioni è indispensabile per realizzare un intervento
educativo efficace. Nella routine clinica può essere difficile
reperire le rappresentazioni del paziente attraverso il semplice
ascolto.
La ricerca è stata condotta su 55
pazienti (33 maschi e 22 femmine) con diabete tipo 1 in terapia
insulinica intensiva, finalizzata a raccogliere le concezioni
riguardo alla malattia e al trattamento attraverso il metodo delle
carte concettuali e valutare la loro utilità nella pratica clinica
ambulatoriale.
Attraverso colloqui realizzati durante le visite di
routine lo psicologo ha raccolto 212 carte concettuali inerenti
5 parole chiave (“diabete” 55 carte, “terapia insulinica” 40
carte, “autocontrollo della glicemia” 39 carte, “modifico le dosi
di insulina” 37 carte, “ipoglicemia” 41 carte).
Su ogni carta è
stata condotta un’analisi sia quantitativa (numero di concetti
evocati) sia qualitativa (tipo di concetti espressi) e tali dati sono
stati correlati con le variabili sesso, età, scolarità, durata di
malattia, tipo di terapia, HbA1c, complicanze acute e croniche.
L’analisi statistica ha mostrato i seguenti risultati: il tema “attività
fisica” è maggiormente presente tra i pazienti di età più
elevata (p = 0,004); i pazienti con una più breve durata di
malattia parlano di diabete in termini medici (p = 0,05), mentre
quelli con una durata di malattia più lunga annoverano maggiormente
il tema delle complicanze (p = 0,02); all’aumentare
dell’HbA1c diminuisce il numero di concetti a connotazione
positiva (p = 0,002); nessuno dei pazienti con esperienza di
ipoglicemia grave considera l’autocontrollo una scocciatura (p
= 0,03) e questi esprimono meno concetti inerenti il controllo
della malattia (p = 0,02).
Al di là dei risultati statistici, peraltro
interessanti, le carte concettuali si sono dimostrate essere un
utile e agevole strumento per mettere in evidenza le rappresentazioni
del paziente e cioè le sue conoscenze anteriori, abitudini,
preoccupazioni, aspettative, nonché il suo stile di pensiero.
L’utilizzo delle informazioni raccolte con tale strumento da
parte dagli operatori sanitari coinvolti nel processo formativo
del paziente offre la possibilità di indirizzare e modulare l’approccio
dei curanti sulle specifiche necessità e bisogni del
paziente, rendendo così possibile un intervento educativo realmente
efficace.
L’innovazione più rilevante nel campo delle cure negli ultimi
20 anni, se si esclude il notevole progresso scientifico e
tecnologico, è stata insegnare ai pazienti come gestire il
proprio trattamento. A differenza dell’educazione alla salute
in generale (“educazione sanitaria”), che si rivolge al
largo pubblico per ridurre il rischio di comparsa di malattia,
l’educazione dei pazienti concerne persone nelle quali la
malattia è già presente (“educazione terapeutica”).
L’obiettivo è limitarne la progressione al fine di evitare le
complicanze (prevenzione secondaria) o, dove queste
siano già presenti, permettere al paziente di controllarle per
evitare l’invalidità (prevenzione terziaria). Si tratta perciò di
una formazione con obiettivi terapeutici1. La formazione dei
pazienti rappresenta una vera e propria sfida pedagogica.
“Di tutte le forme di insegnamento esistenti è una delle più
difficili: i pazienti sono allievi particolari, molto eterogenei
per quanto riguarda età, origine socioculturale e bisogni.
La
loro motivazione ad apprendere dipende in gran parte dal
grado di accettazione della malattia e dal modo in cui si
rappresentano la malattia e la terapia. Non si tratta di offrire
una cultura medica, ma di permettere loro di acquisire le
competenze necessarie per adattare la terapia alle variazioni della vita quotidiana."
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S. Ciaccio, A. Girelli, L. Rocca,
A. Cimino, B. Agosti, E. Zarra,
G. Parrinello1, U. Valentini
Unità Operativa di Diabetologia, Azienda Spedali Civili
di Brescia;
1Cattedra di Statistica Biomedica, Università degli Studi di Brescia
G It Diabetol Metab 2007;27:4-15
17 aprile 2007
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