Il diabete mellito, con le sue complicanze, è in continuo aumento, tale da indurre gli
esperti a parlare di epidemia mondiale di diabete.
Le forme principali di diabete sono:
tipo 1 (8% dei casi)
tipo 2 (90% dei casi)
La prevalenza del tipo 1 in Italia è tra lo 0,4 e l'1 per mille.
Il diabete di tipo 2 è in continua crescita a causa dell'aumento dell'obesità e della sedentarietà
.Inizialmente è asintomatico per cui la prevalenza è stimata intorno al 3-4%,
mentre indagini mirate forniscono percentuali sensibilmente più elevate, del 6-11%.
Le complicanze coronariche e cerebrovascolari sono la prima causa di morte per il diabetico
La retinopatia ed il piede diabetico sono rispettivamente la prima causa di cecita'
legale in eta' lavorativa e di amputazione.
La nefropatia diabetica è al terzo posto di
tutte le cause di dialisi e trapianto.
Il diabete gestazionale, rappresenta l'alterazione metabolica più frequente in gravidanza
Il diabete mellito, con le sue complicanze, è
uno dei maggiori problemi sanitari dei paesi
economicamente evoluti e la sua prevalenza è
in continuo aumento, tale da indurre gli esperti
a parlare di epidemia mondiale di diabete.
Esistono 2 forme principali di diabete mellito:
- il diabete di tipo 1, che rappresenta
l'8% dei casi, è una forma prevalentemente
infantile-giovanile, richiede il trattamento
insulinico sin dall'inizio ed è causato dall'interazione
fra predisposizione genetica e cause
ambientali non ancora chiare.
- il diabete di tipo 2, che rappresenta oltre il 90% dei casi, è caratteristico dell'età
adulta - senile ed è spesso controllabile per
anni con dieta, esercizio fisico e/o ipoglicemizzanti
orali, mentre il trattamento insulinico
si rende di solito necessario dopo un certo
numero anni di malattia.
La prevalenza del diabete di tipo 1 in Italia
risulta essere tra lo 0,4 e l'1 per mille.
L'incidenza è compresa tra i 6 e i 10 casi per
100.000 per anno nella fascia di età da 0 a 14
anni, mentre è stimata in 6,72 casi per
100.000 per anno nella fascia di età da 15 a 29anni.
Fa assoluta eccezione la Sardegna che
ha un' incidenza di diabete giovanile tra le più
alte del mondo, pari a 34 casi per 100.000 per
anno nella fascia di età di 0-14 anni.
La prevalenza di diabete di tipo 2 è in continua
crescita a causa dell'aumento dell'obesità
e della sedentarietà. La malattia nei primi
anni è spesso asintomatica e non di rado la
diagnosi viene posta in occasione di ricoveri
per complicanze già in atto.
Da questo discende
che la prevalenza della malattia nota è stimata
intorno al 3-4%, mentre indagini mirate
con curva da carico di glucosio forniscono
percentuali sensibilmente più elevate, del 6-
11%.
Il fenomeno del diabete tipo 2 misconosciuto è pertanto molto importante.
Poiché
esso si associa spessissimo ad altre condizioni
quali obesità, ipertensione, dislipidemia, che
concorrono a definire la cosiddetta "sindrome
metabolica", la sua presenza va sempre cercata
nelle persone che presentino una o più
componenti della sindrome metabolica.
In un
recente studio Italiano, lo studio IGLOO, è
stato evidenziato che fra le persone di età 55
anni con uno o più fattori di rischio, una su 5
aveva il diabete senza saperlo.
Una precisa fotografia del diabete in Italia
non può prescindere da una analisi delle complicanze
croniche tardive della malattia che,
in un epoca in cui è ormai raro il decesso per
cause acute, ne rappresentano il vero, principale,
costo umano ed economico.
Complicanze coronariche e cerebrovascolari
Nel diabete di tipo 2 soprattutto, esse rappresentano
la prima causa di morte e la voce più
costosa in termini di ricoveri ospedalieri per la
popolazione diabetica.
La mortalità per eventi
cardiovascolari nel diabete in studi ad hoc
risulta aumentata rispetto alla popolazione
generale sino a un massimo del 67% nel
maschio e del 92% nella donna.
Allo sviluppo delle complicanze concorrono
le alterazioni lipidiche e l'ipertensione arteriosa
che spesso si associano al dismetabolismo
glucidico, accelerando la formazione e l'evoluzione
di placche aterosclerotiche.
Le stime
sul rischio globale di sviluppare eventi coronarici
calcolati su diabetici di tipo 2 italiani con
la formula di Framingham forniscono un
rischio intorno al 40% a 10 anni.
Il 38% dei
pazienti ricoverati in unità di terapia intensiva
coronarica italiane è diabetico.
La prevalenza di coronaropatia in casistiche
di diabetici seguiti dai servizi italiani varia tra
il 13 e il 19%.
Dati osservazionali recenti stimano
che nel diabete di tipo 2 l'incidenza
annuale di cardiopatia ischemica sia di 2,4 -
2,8 casi anno quella di ictus è di 0,5-0,7 casi
anno, con un tasso di recidiva dell'1,1 %.
Diversi studi italiani hanno documentato l'elevata
frequenza, e lo scarso livello di controllo,
dei più comuni fattori di rischio cardiovascolare
fra i pazienti con diabete.
Questi dati sottolineano l'importanza di un
approccio globale al diabete, rivolto sia al
miglioramento del controllo metabolico, sia al
trattamento intensivo dei fattori di rischio cardiovascolare.
Solo in questo modo è infatti
possibile ridurre in modo sostanziale le complicanze
della malattia, come chiaramente
documentato da numerosi studi condotti a
livello internazionale.
Retinopatia diabetica
La retinopatia è la complicanza del diabete
che più risente di un corretto controllo glicemico.
Nei registri dell'Unione Italiana Ciechi
essa si colloca come la prima causa di ipovisone
o di cecità legale in età lavorativa. Le più
recenti casistiche su coorti di pazienti seguiti
dai servizi di diabetologia italiani evidenziano
una prevalenza di retinopatia del 42% di cui
più di un terzo sono forme proliferanti o lasertrattate.
La prevalenza di cecità è intorno allo
0,5%. I dati più recenti di incidenza riportano
5-7 nuovi casi per 100 di retinopatia nella
popolazione diabetica con frequenza di
malattia maggiore nel diabete di tipo 1 e nel
tipo 2 in trattamento insulinico.
Durata del diabete, pressione arteriosa, emoglobina
glicata, microalbuminuria sono fattori
di rischio indipendenti per questa complicanza.
Nella popolazione generale l'incidenza
di cecità da diabete è di 2-3 casi/100000 abitanti/
anno sotto i 70 anni, e di 6-12
casi/100000 abitanti/anno sopra i 70 anni.
Nefropatia diabetica
In casistiche nord europee e statunitensi il diabete è la prima causa di insufficienza renale
terminale con necessità di dialisi. Nel registro
italiano di dialisi e trapianti dell'anno 2001
esso, con il 12%, si colloca al terzo posto di
tutte le cause.
La nefropatia diabetica come
causa di accesso alla dialisi, in progressivo
aumento, nel 2001 ha raggiunto un tasso incidente
di 20 casi per milione anno.
I diabetici
hanno uno dei maggiori tassi di mortalità tra i dializzati (12,7% al primo anno).
Per quanto riguarda le forme non terminali,
casistiche italiane su coorti cliniche e di popolazione,
riportano nel diabete di tipo 2 una
prevalenza della microalbuminuria compresa
tra il 20 e il 32% e tra il 7 il 17% di macroalbuminuria
(nefropatia conclamata).
Piede diabetico e amputazioni
Come in altre casistiche mondiali il piede diabetico,
ovvero quel quadro di lesioni neuropatiche
e vascolari che porta a lesioni trofiche
delle estremità inferiori, rappresenta anche in
Italia una rilevante causa di morbilità e di
ricovero per i pazienti diabetici.
Casistiche
locali di amputazioni degli arti inferiori indicherebbero
che nel nostro Paese il diabete è la
prima causa di amputazione degli arti inferiori
nella popolazione, arrivando al 56% di tutte
le cause.
L'incidenza per anno di amputazione
maggiore, desunta dall'analisi di dimissioni
ospedaliere di alcune regioni, varia tra il 15
e il 22 casi ogni diecimila pazienti diabetici.
In casistiche di servizi di diabetologia la prevalenza
di amputazioni è dell' 1% nei maschi
e dello 0,4% nelle femmine.
Diabete e gravidanza
La Gravidanza complicata da diabete comprende
due condizioni: il diabete pregravidico
(gravidanza in donna con diabete preesistente),
e il diabete gestazionale (diabete diagnosticato
in corso di gravidanza).
Il diabete pregravidico
può essere responsabile di complicanze
neonatali quali macrosomia, ipoglicemia
neonatale, iperbilirubinemia, policitemia
e distress respiratorio.
In uno studio italiano
che ha coinvolto 34 centri tali complicanze
interessavano il 78% dei nati, ed erano più
comuni se il diabete materno non era ben
compensato. Il diabete mellito materno può
inoltre determinare malformazioni congenite
ed essere responsabile di aumentata mortalità
neonatale; ad esempio, lo studio OMS sul diabete
pregravidico in Italia ha documentato
una frequenza di malformazioni del 4,6% eduna mortalità neonatale dello 0.9%, mentre i
dati ISTAT sulla popolazione generale riportano
tassi del 2% per le malformazioni e
dell'8,8 per mille per la mortalità neonatale.
Per quanto riguarda il diabete gestazionale
(GDM), esso rappresenta l'alterazione metabolica
più frequente in gravidanza. Numerosi
studi epidemiologici condotti in varie regioni
italiane hanno rilevato una prevalenza media
di GDM del 5,45%.
Il rischio di sviluppare
Diabete Mellito dopo una gravidanza complicata
da GDM è di circa il 15% a 5 anni dal
parto. Le donne con precedente storia di
GDM hanno inoltre un rischio maggiore di
sviluppare ipertensione arteriosa e dislipidemia.
Le principali complicanze materne in
corso di gravidanza complicata da GDM
sono la pre-eclampsia e la maggiore frequenza
di taglio cesareo. I nati da madre con
GDM possono presentare le stesse complicanze
già descritte per il diabete pregravidico.
Lo screening per la ricerca del GDM rappresenta
uno strumento fondamentale per ridurre
la morbilità materna e perinatale.
Modelli assistenziali in Italia
Nel nostro Paese esiste una rete di strutture
specialistiche che ha pochi confronti in altri
paesi, costituita da 631 servizi dislocati su
tutto il territorio nazionale.
Il diabete di tipo 1 è curato quasi esclusivamente da queste strutture,
mentre dal 50% al 70% dei pazienti con
diabete di tipo 2 è abitualmente seguito presso
i Servizi di Diabetologia in modo esclusivo
o in gestione integrata con il medico di famiglia.
Due importanti studi condotti in Italia
suggeriscono che nelle strutture specialistiche
vi sia una maggiore attenzione al monitoraggio
del diabete e delle sue complicanze e
come questo si traduca complessivamente in
un rischio più basso di morbilità e mortalità.
Tuttavia, la necessità di un approccio globale
al rischio cardiovascolare richiede una continuità
assistenziale che solo l'integrazione fra
medicina generale e strutture specialistiche
può garantire.
A questo riguardo, esistono nel
nostro Paese interessanti esperienze di modelli
assistenziali alternativi alla totale presa in
carico della popolazione diabetica da parte
dei Servizi di Diabetologia o del MMG.
Fra
questi vanno citate le esperienze di gestione
integrata condotte a Reggio Emilia e Modena
che hanno documentato un miglioramento
significativo il controllo metabolico, pressorio
e lipidico degli assistiti con diabete di tipo 2.
Altrettanto importante è l'esperienza di disease
management realizzata presso l'ASL
Brescia e l'Azienda Ospedaliera Spedali Civili
di Brescia.
I dati preliminari dimostrano una
significativa riduzione della spesa per ricoveri
legati al diabete, a fronte di un aumento delle
prescrizioni di farmaci e delle visite specialistiche,
ad indicare una maggiore attenzione
alla prevenzione delle complicanze maggiori.
I costi del diabete
In Italia la cura per il diabete assorbe il 6,65%
della spesa sanitaria complessiva, con un
costo per paziente che è più del doppio della
media nazionale.
Il paziente diabetico assorbe
mediamente risorse sanitarie per quasi 6
milioni di vecchie lire all'anno. Questa cifra,
riportata a tutta la popolazione diabetica, si
traduce in un costo complessivo di 10.011
miliardi di lire.
Più della metà (59,8%) della
spesa è da attribuire ai ricoveri ospedalieri.
L'enorme impatto economico delle complicanze è evidente: fatto pari a 1 il costo del
paziente privo di complicanze, tale costo sale
a 2,6 per la presenza di sole complicanze
macrovascolari, a 3,5 per la presenza di sequele
microvascolari, e a 4,7 per la presenza di
entrambe.
Queste valutazioni si basano su
una prevalenza stimata del diabete del 3.0%.
Alla luce dell'aumentata prevalenza della
malattia (oggi si attesta fra il 4% e il 5%), e
della sua continua crescita, è verosimile che i
costi reali siano sostanzialmente più elevati e
che continueranno a crescere ad un ritmo
impressionante nei prossimi anni.
Il diabete nella banca dati della diabetologia
clinica italiana
La prevedibile espansione della richiesta sanitaria va di pari passo con una assoluta necessità
di contenimento dei costi e di razionalizzazione
delle risorse. Diventa quindi indispensabile
documentare non solo la quantità
delle prestazioni erogate, ma anche il loro
contenuto e impatto sullo stato di salute, per
la qualificazione della professione e per una
giusta collocazione dell'assistenza diabetologica
nell'ambito del Sistema Sanitario Nazionale.
La Associazione Medici Diabetologi (AMD),
ha realizzato un database nazionale (ancora
non pubblicato) che include i dati clinici completi
di oltre 135.000 assistiti che hanno usufruito
della assistenza diabetologica nel corso
del 2004 in 75 Centri di diabetologia distribuiti
sul territorio Italiano.
Da questo enorme
database è stato possibile desumere importanti
informazioni riguardo la realtà assistenziale
per il diabete nel nostro Paese.
La fotografia che emerge da questa indagine
mostra che oltre il 54% degli assistiti presenta
un'età superiore a 65 anni e che l'obesità è
estremamente frequente, interessando due
terzi dei pazienti.
Dall'analisi dei carichi di lavoro si conferma
la necessità di una gestione condivisa con i
medici di famiglia, allo scopo di modulare in
maniera più congrua l'accesso ai centri specialistici
in funzione della severità della patologia.
Infatti la frequenza delle visite dei pazienti
di tipo 2 in sola dieta è di 2,5 visite/anno
(9,4% delle visite totali/anno) mentre quella
dei pazienti trattati con sola insulina è di solo
3,3 visite/anno (33% delle visite totali/anno).
Un altro dato interessante è il un numero di
nuovi pazienti (circa 20.000) che accedono in
un anno al centro di diabetologia, pari al 15%
di tutti i pazienti visti in un anno.
Tale frequenza
di nuovi pazienti conferma l'incremento
numerico dei diabetici e come i Centri
di Diabetologia facciano fronte alla crescente richiesta di cura.
Inoltre, i dati clinici dimostrano come un adeguato
controllo metabolico (emoglobina glicata
7%) sia oggi ottenuto nei centri di diabetologia
in una elevata percentuale di casi
(58,6%), mentre solo una minoranza presenta
valori francamente elevati (9,2% con valori di
emoglobina glicata superiore al 9%).
Per
quanto riguarda il controllo dei fattori di
rischio cardiovascolare, il quadro è meno soddisfacente,
come documentato dalla elevata
percentuale di soggetti con valori di pressione
arteriosa e di colesterolo LDL elevati (62% e
71% rispettivamente).
Questa iniziativa documenta la possibilità
concreta di creare una rete di centri che condividano
le stesse modalità di raccolta dei dati
tramite cartella informatizzata e mostra le
enormi potenzialità ai fini del monitoraggio
dell'assistenza erogata, come osservatorio
continuo della malattia a fini clinici e di pianificazione sanitaria.
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