Entro la fine dell'anno si concluderà lo studio Benedict, uno studio ideato e coordinato dal Centro di ricerche cliniche dell'Istituto Mario Negri (a Villa Camozzi di Ranica) cui hanno partecipato 8 centri antidiabetici e più di 1.200 diabetici bergamaschi. Questi pazienti sono affetti da diabete di tipo 2, quella forma, cioè, che in genere insorge nell'adulto e solo nei casi più gravi deve essere curata con insulina. Sia il diabete di tipo 1 sia di tipo 2 possono causare dei danni a carico del rene, del cuore, delle arterie e degli occhi, e questi possono influenzare in modo molto negativo la vita del paziente. In particolare, quando i reni si ammalano e si sviluppa la cosiddetta nefropatia diabetica, la pressione comincia a salire, le gambe si gonfiano e la funzione renale peggiora progressivamente fino a richiedere in alcuni casi il ricorso alla dialisi. Anche il rischio di avere problemi al cuore e alle arterie aumenta considerevolmente. È quindi molto importante proteggere i reni dal diabete perché, oltre ad allontanare per sempre lo spettro della dialisi, si consente al paziente di vivere meglio e più a lungo.
Lo studio "Benedict" è stato pensato e realizzato proprio per vedere se è davvero possibile prevenire la nefropatia diabetica. Tutti i pazienti hanno ormai completato lo studio. In questi giorni decine di "monitors", informatici e statistici stanno verificando gli ultimi dati. Quindi si inizieranno le analisi vere e proprie e in pochi giorni sapremo finalmente se la prevenzione della nefropatia diabetica è una speranza realizzabile o se è invece destinata a rimanere solo una chimera. Nel frattempo un altro studio, lo studio "Demand", che si concluderà nel giro di un paio di anni, mira a valutare con tecniche molto precise l'andamento della funzione renale nel tempo in pazienti senza alcun segno di danno renale o con alterazioni molto iniziali. Questo studio consentirà di capire se nei diabetici la funzione renale tende a peggiorare nel tempo ancor prima che si manifestino i segni della nefropatia e se questa tendenza negativa si può arrestare: Una specie di prevenzione nella prevenzione.
E inutile dire che c'è grande attesa per i risultati di questi studi. Nel mondo ci sono circa 150 milioni di diabetici, e saranno 300 milioni nei prossimi 20 anni. Di questi, circa un terzo è destinato ad avere problemi ai reni. Nei Paesi "ricchi" questo può voler dire, prima o poi. dialisi. Ma i soldi non sono infiniti e gli Stati Uniti sanno già che nei prossimi 20 anni non ci saranno soldi abbastanza per garantire la dialisi a tutti i pazienti che ne avranno bisogno che rischiano dunque di morire di insufficienza renale. In quelli più poveri, dove la dialisi è disponibile solo per pochissimi privilegiati, questa è già oggi una drammatica realtà.
Ma quali sono le cure che stiamo valutando nel lo studio Benedict e nello studio Demand? Non si tratta di cure "sperimentali", ma di farmaci già in uso da molti anni per abbassare la pressione arteriosa. Hanno nomi un po' complicati. come ACE inibitori e calcioantagonisti. Entrambi riducono o prevengono la perdita di proteine nelle urine. Questo, a lungo andare, impedisce che li il rene si ammali e può preservare la funzione renale anche per tutta la vita. Se questo si verifica, anche il cuore e gli occhi possono essere risparmiati dai danni causati dal diabete.
Al di là dei risultati che tutti attendiamo con ansia, questi studi - come in genere tutti gli studi clinici - avranno portato comunque un importante beneficio ai pazienti che vi hanno partecipato. I diabetici sono spesso poco attenti nel seguire i consigli del medico. Per questo motivo i ricercatori del Negri e i diabetologi, che così entusiasticamente hanno aderito a questi studi, oltre a controllare al meglio la glicemia e la pressione arteriosa, hanno cercato di convincere questi pazienti a fare una vita un po' più sana, magari trattenendo si un po' a tavola e facendo qualche camminata in più e soprattutto buttando via le sigarette ed ogni genere di fumo. Questo avrà sicuramente un impatto molto favorevole sulla loro salute. Così, i primi a beneficiare dei nostri studi saranno proprio quei pazienti della nostra provincia senza i quali non sarebbe stato possibile realizzare questi progetti così ambiziosi.
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