ROMA, 27 aprile - Il rene, se opportunamente 'aiutato', e' in grado di rigenerare i propri tessuti malati .
La scoperta arriva dagli esperti dell'Istituto
Mario Negri ed apre importanti prospettive: l'obiettivo futuro e', infatti, quello di arrivare alla completa autorigenerazione del rene malato, evitando
cosi' la necessita' del trapianto o della dialisi.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Kidney International (organo ufficiale della Societa' Internazionale di Nefrologia), e' stato coordinato dall'immunologo
Giuseppe Remuzzi, dell'Istituto Mario Negri e direttore del dipartimento Trapianti dell'ospedale di Bergamo.
La 'chiave', ha spiegato Remuzzi, sta in una particolare categoria di farmaci, i cosiddetti 'ace inibitori' (normalmente usati per abbassare la pressione
arteriosa): ''Da anni - ha sottolineato l'esperto - studiamo infatti la possibilita' di rallentare la progressione delle malattie renali attraverso questo
tipo di farmaci, che si sono appunto dimostrati in grado di ridurre la velocita' con cui le malattie renali degenerano rendendo cosi' necessario il trapianto''.
Ma, dopo un trattamento farmacologico prolungato di questo tipo (circa 8-10 anni), i ricercatori hanno osservato inaspettatamente che le funzioni del rene
cominciavano a migliorare: ''A questo punto - ha proseguito Remuzzi - abbiamo avviato una sperimentazione su ratti affetti da malattia renale cronica.
I ratti sono stati cioe' trattati con i farmaci Ace inibitori per tutta la loro vita. Una volta morti, ne abbiamo analizzato i tessuti renali: abbiamo
cosi' osservato che, mentre nei ratti non sottoposti a trattamento farmacologico si evidenziavano gravi lesioni del rene, nel gruppo trattato con farmaci
Ace era al contrario visibile una rigenerazione dei capillari nel tessuto renale malato''. Proprio questa, ha commentato l'esperto, ''e' la dimostrazione
che il rene e' in grado di rigenerarsi e riparare i danni del tessuto malato se 'aiutato' da farmaci che bloccano la progressione della malattia''.
I ricercatori del Dipartimento di Bioingegneria hanno impiegato una nuova tecnica di ricostruzione tridimensionale di immagini digitali, e proprio queste
immagini ultra-perfette hanno permesso loro di scoprire che il trattamento non solo fa regredire le lesioni, ma aumenta in modo cospicuo il tessuto sano.
Risultati, ha osservato Remuzzi, ''che aprono una nuova strada nella terapia delle malattie renali croniche. Mentre fino ad ora si e' infatti solo cercato
di rallentare la velocita' di riduzione della funzione renale per allontanare nel tempo la necessita' di ricorrere alla dialisi o al trapianto, oggi sembra
possibile riuscire a fare regredire il danno renale al punto da recuperare la stessa funzione renale''.
L'obiettivo del prossimo futuro e', quindi, quello di arrivare alla autorigenerazione del rene malato, anche se resta da capire il perche' tali farmaci
riescano ad innescare questo meccanismo di auto-riparazione: una delle ipotesi, ha sottolineato Remuzzi, e' che cellule staminali del midollo osseo riescano
ad arrivare al rene e, stimolate dai farmaci, a formare nuovi capillari che sostituiscono, nel tempo, il tessuto danneggiato dalla malattia.
''La sperimentazione sull'uomo - ha osservato l'esperto - e' gia' avviata e si hanno i primi risultati positivi. Ma la scoperta ha una valenza ancora piu'
ampia, poiche' - ha concluso Remuzzi - sapere che i tessuti possono rigenerarsi e' importante non solo per le malattie renali, ma potra' avere applicazioni
per tutta la medicina dell'insufficienza d'organo, dal cuore al fegato, al pancreas
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