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Retinopatia diabetica


Francesco Mario Gentile, 49 anni, endocrinologo, da quasi venticinque anni impegnato nel settore specialistico delle malattie metaboliche, è realista ma ottimista.

La retinopatia diabetica? “Non è in diminuzione, anzi. Ma questo era prevedibile. La buona notizia è che siamo in grado di diagnosticarla prima, di ritardarne l’evoluzione e spesso di evitare cecità”.

La retinopatia diabetica in sé è tanto più probabile quanto più è lungo il periodo di diabete. Oggi il diabete insorge prima (o comunque ce ne accorgiamo prima) e grazie alle cure si vive più a lungo. Logico che i casi di danno alla retina aumentino.
Per fortuna il danno inizia generalmente nella parte della retina che non viene utilizzata per la visione. Dal primo segno alla riduzione della vista quindi c'è un intervallo anche lungo (pochi anni in mancanza di cure, diversi decenni se si interviene) “all'interno del quale diabetologi e oculisti sanno agire con sempre maggiore efficacia”, spiega Gentile che lavora nel Centro di Endocrinologia distrettuale di Rutigliano in provincia di Bari, secondo il quale oggi la retinopatia diabetica può essere definita una complicanza "prevenibile e gestibile”.

Di chi è il merito?
Mah, per una volta di tutti. Perfino dei giornalisti, pensi un po'! I media hanno reso più attente le persone che oggi fanno più test e li fanno prima. I diabetologi hanno smesso di fare solo i glicemologi e dedicano la dovuta attenzione alla gestione di tutti gli aspetti del diabete, interloquendo con altri specialisti e organizzando percorsi appropriati.

Insomma la lotta alla retinopatia diabetica è questione di organizzazione?
Soprattutto. Quando chiedo a un paziente di sottoporsi a un esame del fondo oculare ogni 6, 12 o 24 mesi devo anche garantirgli un percorso semplice. Non posso limitarmi a prescriverglielo e sperare che lui si prenoti la visita magari nel lontano Ospedale del capoluogo. Lo farà una volta forse, ma non due o tre soprattutto se l'oculista evidenzierà qualcosa da rivalutare, magari anche a breve.

Nella realtà di un Servizio di Endocrinologia territoriale come quello di Rutigliano come è possibile impostare questi percorsi?
Il Servizio di Endocrinologia e Diabetologia territoriale di Rutigliano è aperto cinque giorni la settimana e si avvale della collaborazione di consulenti oculisti e cardiologi che sono presenti a giorni fissi. L'apparecchiatura per la retinoscopia è in ambulatorio e così il paziente può fare contestualmente durante la visita una prima valutazione del Fundus oculare anche in assenza dell'oculista. Un primo screening, tanto per vedere se c'è qualcosa di strano oppure no, può essere fatto dal diabetologo. L'oculista interviene, per la valutazione e la stadiazione del danno e nei pazienti che hanno già una storia di retinopatia. Quanto agli interventi di fotocoagulazione laser, questi vengono eseguiti dopo una fluorangiografia retinica, esame che permette la definizione completa del danno vascolare. Terapie laser e fluorangiografia sono eseguiti a Bari o in altri Ospedali della zona come Conversano e Triggiano.

Ogni quanto tempo bisognerebbe ripetere l'esame del fondo oculare?
Le persone con diabete di tipo 1 almeno una volta all'anno, le persone con diabete di tipo 2 ogni due anni. E questo nel caso l'esame precedente non abbia segnalato nulla, altrimenti anche loro devono farlo una volta all'anno. Sarà poi l'oculista a porre l'indicazione alla fluroangiografia.

Perché è importante fare esami così frequenti?
Perché prima si interviene, più è facile, magari solo ottimizzando il compenso glicemico, fermare la progressione della retinopatia. Su ogni stadio della retinopatia diabetica si può intervenire, anche su quelli più avanzati. Tuttavia una regressione definitiva si può ottenere solo nelle prime fasi. Se la diagnosi arriva tardi, quando la retinopatia è avanzata, si può solo ‘inseguirla', cercando di rallentarne la progressione.

Cosa fa sospettare che una persona con il diabete abbia sviluppato un inizio di retinopatia? Un abbassamento della vista? Macchie nel campo visivo?
Quando il paziente nota dei sintomi ormai è tardi, significa che la retinopatia è assai avanzata. In un paziente che si fa controllare la retina ogni anno o due un abbassamento della vista avrà probabilmente altre ragioni. I segni premonitori sono diversi: un peggioramento del controllo glicemico può essere correlato alla retinopatia, così come la presenza di albumina nelle urine che è segno di danno microvascolare ai reni e alla retina. Anche la pressione alta non fa bene all'occhio.

Come si fa a far regredire o fermare la retinopatia?
Come ho già detto, nelle prime fasi basta volerlo: se recupero un ottimo equilibrio glicemico, se abbasso il più possibile la pressione, se faccio esercizio fisico in maniera costante, ho tutte le probabilità di battere la retinopatia, magari aiutato da dei farmaci come gli ace-inibitori. E la motivazione non manca.

Non si cade più nel fatalismo? Non ci sono pazienti che si lasciano cadere le braccia?
Ci sono, ma sono una minoranza. Il fatalismo era più frequente una volta. Il 70% delle persone, se motivato, risponde bene. Il paziente sa che può chiedere a se stesso e alla Medicina di restare in salute e si adopera per farlo. Soprattutto la retinopatia è la complicanza che più fa paura ai diabetici. Talvolta più della cardiopatia. In ogni caso tutto quello che si fa per prevenire danni all'occhio fa bene anche al cuore. Come diceva un mio vecchio maestro: “Sceglietevi una malattia cronica, curatela bene e camperete cent'anni!”.

 

 


FRANCESCO MARIO GENTILE, 49 anni, nato a Mola di Bari, laureato in Medicina e specializzatosi in Endocrinologia a Bari con il Professor Giorgino ha lavorato nei reparti di Endocrinologia e Medicina Interna degli Ospedali di Acquaviva e Conversano.

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18 luglio 2006