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Cecità da diabete: si puo’ prevenire


Un incontro di grande interesse, quello che si è tenuto pochi giorni fa al Sant'Antonio Abate: Alessandro Penne, direttore dell'unità operativa di oculistica dell'azienda e Giovanni Moranti, dirigente medico di quella di endocrinologia hanno parlato della retinopatia diabetica davanti al personale di medicina generale. Si tratta di una complicanza del diabete a carico dell'occhio, che nei casi più gravi può rendere il malato completamente cieco: "Il diabete è la causa principale di cecità legale tra i 20 e i 64 anni d'età nei paesi industrializzati - spiega Alessandro Penna - e il deficit visivo del diabetico è dovuto nella quasi totalità dei casi alla retinopatia diabetica".

Dati alla mano, il direttore dell'unità di oculistica traccia un quadro per niente roseo: "Diciamo che una persona affetta da diabete ha il 25 per cento di probabilità in più di diventare cieco rispetto agli altri.

E' piuttosto alta, infatti, la percentuale di ammalati che soffre di retinopatia: il 35-50 per cento dei diabetici ne è affetto e dopo 30 anni di malattia si supera il 90 per cento". Una patologia che esiste in forma più o meno grave: può portare alla cecità assoluta o nella migliore delle ipotesi ridurre comunque l'acutezza visiva e la sensibilità cromatica. Pesanti le conseguenze socio- economiche, visto che il diabete colpisce soprattutto chi è in età lavorativa: in Italia ne soffrono due milioni di persone, e l'organizzazione mondiale della sanità prevede il raddoppio dei casi entro il 2025 a causa dell'aumento dei fattori di rischio come la sedentarietà e le abitudini alimentari scorrette. Niente paura, comunque: la prevenzione è possibile ed è proprio su questo capitolo che il Sant'Antonio Abate focalizza l'attenzione.

"La cecità da retinopatia diabetica si può prevenire nella maggior parte dei casi con un adeguato screening, un'attenta terapia medica, la fotocoagulazione laser della retina e nei casi più gravi con un intervento microchirurgico endoculare - continua Penne - in particolare insistiamo sullo screening, un'esame essenziale: il calo visivo, infatti, è un sintomo tardivo. E se si interviene quando il paziente ha già dei problemi di vista considerevoli, la terapia laser è meno efficace".

Ed è proprio nell'ottica della prevenzione che il ruolo dei medici di base diventa prezioso: "Molto importante per la buona riuscita di un programma di screening è la collaborazione tra medici di base, centri antidiabetici e oculisti. Nel nostro ospedale questa sinergia è già in atto da diversi anni, e i risultati sono lusinghieri: il Sant'Antonio Abate, grazie alla cooperazione con il personale di medicina generale, è in grado di offrire alle persone affette da diabete un ampio ventaglio di opzioni per evitare la cecità: dallo screening alla terapia medica, laser e chirurgica".

Ma in cosa consiste, di fatto, la visita oculistica di screening? Niente di inquietante, come spiega Alessandro Penne: "Si tratta di un esame del fondo dell'occhio che si effettua con la pupilla dilatata da un collirio, per valutare le condizioni della retina. Insomma, una visita rapida, indolore e non invasiva che permette di riconoscere in tempo le eventuali lesioni in atto, e quindi intervenire in modo tempestivo. Per quanto riguarda i tempi, il direttore dell'unità operativa di oculistica chiarisce che "l'esame va eseguito subito, fin dal momento della diagnosi di diabete. Quindi ogni due anni se non c'è retinopatia e più spesso, con frequenza variabile a giudizio del medico, nei casi più seri".

Se l'esito dell'esame evidenzia una retinopatia in atto il paziente ha davanti tre strade, da valutare insieme al medico anche in base all'entità del problema. Si può scegliere, quindi, la terapia medica, quella laser e quella chirurgica. L'importante, insomma, è non trascurare il disagio: in questo senso è importante che i medici di base indirizzino i pazienti verso gli specialisti, per individuare il percorso terapeutico più adeguato.

 

Tratto da: "La Prealpina" del 06.01.04